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DOTTRINA




             1. Premessa
                  Il bullismo è un fenomeno sociale largamente diffuso e l’incremento di
             attenzione mostrato negli ultimi anni nei confronti delle violenze in ambito sco-
             lastico, ha potenziato il fiorire di numerosi studi anche del mondo scientifico,
             per lo più di stampo sociologico e psicologico.
                  La recente esplosione di episodi di violenza, talvolta anche enfatizzata dai
             media favorisce la diffusione del fenomeno del bullismo tra preadolescenti e
             adolescenti  e  spesso  tali  comportamenti  aggressivi  possono  nascondere  un
             disagio  interiore  dettato  dall’incapacità  di  riconoscere  e  di  gestire  le  risorse
             emotive e relazionali. Le conseguenze del bullismo sono devastanti e possono
             avere effetti sia a breve sia a lungo termine su tutte le persone coinvolte sia psi-
             cologicamente come depressione, ansia, bassa autostima sia fisicamente come
             lesioni fisiche, ma anche nel rendimento scolastico. Le esperienze individuali
             dimostrano che nella nostra società può spesso accadere che le vittime vengano
             lasciate sole, di conseguenza, c’è una mancanza di consapevolezza delle conse-
             guenze che può causare alla vittima.
                  L’autore che, in ambito internazionale, più a lungo ha studiato il bullismo
             è stato Dan Olweus. Lo studio iniziò dopo che alla fine del 1982, un giornale
             riportò la notizia del suicidio di tre ragazzi norvegesi, di età compresa tra i dieci
             e i quattordici anni, a causa di una grave forma di bullismo perpetrata nei loro
             confronti da un gruppo di coetanei. Attraverso una serie di ricerche lo studioso
             iniziò a delineare il fenomeno, giungendo all’attuale definizione: “uno studente
             è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato e vittimizzato, quando
             viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, ad azioni offensive messe in
             atto da parte di uno o più compagni” .
                                                 (2)
                  Nel corso degli anni si sono succedute ulteriori altre definizioni volte
             ad analizzare sia la frequenza del fenomeno del bullismo, sia le dinamiche
             psicologiche e relazionali che si innescano tra i soggetti coinvolti nel feno-
             meno stesso. Farrington nel 1993 definiva il bullismo come “un’oppressione,
             psicologica o fisica, ripetuta e continuata nel tempo, perpetuata da una per-
             sona - o da un gruppo di persone - più potente nei confronti di un’altra per-
             sona percepita come più debole” e ancora Sharp e Smith nel 1994 sostene-
             vano più specificamente “un comportamento bullo è un tipo di azione che
             mira deliberatamente a far del male o a danneggiare; spesso è persistente, tal-
             volta dura per settimane, mesi, persino anni ed è difficile difendersi per coloro
             che ne sono vittime”.

             (2)  OLWEUS D., Personality and aggression, in J.K. COLE and D.D. JENSEN (Eds.), Nebraska sympo-
                  sium on motivation 1972, University of Nebraska, 1973.

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