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LE COMUNITÀ STRANIERE MULTIETNICHE IN ITALIA




                    Diverse professionalità potrebbero entrare in contatto, ognuno nel pro-
               prio campo di pertinenza con vittime di tratta, e pertanto è necessario stabilire
               una premessa d’obbligo: per poter comprendere e cogliere i segnali che sotten-
               dono la presenza di una vittima di tratta, si presenta indispensabile conoscere il
               fenomeno, come esso si sviluppa, la rotta e le modalità di viaggio che le vittime
               sono costrette ad affrontare, la cultura di provenienza delle vittime.
                    Lo scopo è evitare fraintendimenti, sminuire o non comprendere appieno
               l’importanza che alcuni aspetti intrinsecamente afferenti alla cultura d’origine
               possano avere influenze sulla vittima. Al riguardo, occorre tenere conto proprio
               del rituale juju subito ed agli spiriti invocati, al potere di assoggettamento mentale
               derivante e che impedisce la rottura del “patto”. Conoscere la cultura di prove-
               nienza dei potenziali vittime di tratta diventa allora fondamentale per potersi
               approcciare nel migliore dei modi e stabilire un contatto empatico e scevro di
               pregiudizi con la persona da ascoltare e per poter comprendere alcuni atteggia-
               menti comunicativi tipici della cultura di appartenenza.
                    Relazionandosi con la vittima, tenendo presente il quadro di riferimento
               culturale e il percorso di sfruttamento a cui è stata sottoposta, è fondamentale,
               al fine di poter adottare precisi accorgimenti comunicativi:
                      assicurare la riservatezza del colloquio, con la possibilità di accogliere la
               vittima in stanze accoglienti e isolate;
                      evitare  di  spingere  al  racconto,  non  ponendo  domande  chiuse  che
               potrebbero dare vita ad una vittimizzazione secondaria;
                      rispettare i momenti di silenzio o di reticenza nel rispondere ad alcune domande;
                      mettere  in  conto  la  difficoltà  o  la  possibilità  di  diniego  a  sporgere
               denuncia e/o segnalare il nome dei propri sfruttatori;
                      contemplare  all’interno  dell’interazione  la  possibilità  di  una  reazione
               aggressiva nei confronti dell’operatore e la mancanza di fiducia riposta nella
               possibilità di trarre beneficio dal dialogo con un operatore.
                    Non occorre mai dimenticare che anche se la vittima non presenta appa-
               rentemente alcun segno visibile di violenza, ella ha sicuramente subito violenza
               psicologica  (a  partire  dalla  migrazione  forzate  e  con  inganno,  privazione  dei
               bisogni fondamentali, fino a tutte le forme di minaccia, non solo dagli sfruttatori
               ma anche dai clienti nel caso delle prostitute) che nel corso del tempo assumono
               sviluppi psicopatologici sino a sfociare in disturbi clinici.
                    Le varie ricerche mostrano che le donne vittime della tratta esprimono sin-
               tomi delle torture subite, come reazioni psicosomatiche, reazioni psicologiche,
               abuso di sostanze psicoattive e dipendenza, aggressività e ostilità e conseguenze
               psicofisiche di malattie sessualmente trasmissibili.


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