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DOTTRINA
I criminali attirano le potenziali vittime - soprattutto donne giovani e nubili,
maggiorenni o quasi - sui social network e, in seguito, approfondiscono il rappor-
to tramite applicazioni di messaggistica, stabilendo una relazione virtuale basata
su false aspettative e promesse di un futuro migliore. Un futuro che non coin-
volge solo l’orizzonte lavorativo: oltre che come datori di lavoro, i trafficanti si
fingono anche potenziali fidanzati, uomini facoltosi in cerca di moglie: per que-
sto possono arrivare a organizzare finti matrimoni e inviare regali o denaro per
convincere la potenziale vittima a partire per l’Europa.
4. La sottomissione delle vittime
La tratta di esseri umani, in particolar modo lo sfruttamento sessuale a
danno delle donne, pur avvenendo nelle stesse modalità sostanziali è caratteriz-
zata da differenze formali e organizzative che variano a seconda del gruppo etnico
in cui si inseriscono gli sfruttatori. A tal proposito è possibile individuare due
filoni geografici principali: quello di matrice nigeriana e quello dell’est Europa.
L’apripista del filone dall’Est europeo è dato dallo sfruttamento sessuale
di matrice albanese. Questa modalità di sfruttamento inizia a diffondersi nel
nostro paese a partire dai primi anni Novanta, periodo in cui le donne venivano
reclutate nei propri villaggi di appartenenza dai fidanzati che, ingannandole sul
reale motivo della partenza, una volta giunte in Italia le obbligava a prostituirsi
spesso attraverso l’uso della violenza, minacce e sevizie. Nel corso del tempo il
reclutamento e lo sfruttamento, assumendo una connotazione all’interno di
gruppo criminali strutturati, diventa una vera e propria compravendita in cui la
donna viene venduta da un gruppo criminale ad un altro.
Nella tratta dell’Europa dell’Est è possibile individuare la presenza del Lover
boy, ossia di uno sfruttatore che attraverso la manipolazione affettiva riesce ad ade-
scare la vittima, inizialmente facendo leva sulla vulnerabilità della vittima, sintoniz-
zandosi sui suoi bisogni affettivi e intraprendendo una relazione d’amore. In segui-
to, essa viene assoggettata e indotta alla prostituzione. In questo modo la consa-
pevolezza della vittima appare poco evidente, poiché prevalendo la sfera emotiva,
la stessa vittima non riesce in modo razionale a capire di essere oggetto di sfrutta-
mento. Questo “ottundimento di consapevolezza” porta la vittima a non ricono-
scersi come oggetto di sfruttamento, e a non richiedere aiuto, a negare la propria
condizione se intercettata dalle forze dell’ordine e, talvolta, a proteggere il proprio
sfruttatore/fidanzato, mettendo in atto una sorta di Sindrome di Stoccolma .
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(12) Particolare stato psicologico che può interessare le vittime di un sequestro o di un abuso
ripetuto, i quali, in maniera apparentemente paradossale, cominciano a nutrire sentimenti
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