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IL COINVOLGIMENTO DEI MINORI NELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA
In effetti la migrazione non pianificata produce svantaggio sociale, cioè
emarginazione. Inoltre la difficoltà dei gruppi immigrati di adattarsi alle nuove
condizioni di vita e soprattutto ad una cultura differente possono determinare
scariche di aggressività e violenza. I grandi flussi migratori in relazione agli este-
si processi di industrializzazione hanno prodotto altrettanti intensi ed estesi
processi di urbanizzazione. Il risultato di ciò è la nascita di ambienti e luoghi
dove, a causa di mancanza di attrezzi sociali, di controllo sociale e di annulla-
mento di tradizioni e abitudini si sono create le premesse affinché si produces-
sero fenomeni di delinquenza minorile. Da ciò si assiste alla nascita di quartieri
diversi per composizione della popolazione e per fisionomia architettonica, che
costituiscono un ulteriore produzione di criminalità.
Il gruppo dei pari
Crescendo, il ragazzo trascorre tempi sempre più lunghi al di fuori del-
l’ambito familiare per vari fattori:
interesse per le attività degli altri ragazzi, per il loro modo di parlare e di
pensare;
la sensazione che esistano forti differenze tra la propria generazione e
quella dei genitori;
l’esigenza di acquisire autonomia che può essere raggiunta solo differen-
ziandosi dai propri familiari.
Il gruppo, quindi, fornisce all’adolescente elementi per diventare più di
prima artefice della propria identità, acquisendo elementi differenti da quelli
appresi in famiglia, ma pur sempre rassicuranti perché socialmente condivisi.
Alcune ricerche criminologiche sono concordi nel sostenere che gli adole-
scenti trovano nel gruppo anche numerose occasioni per imparare comporta-
menti antisociali da compagni già delinquenti e di esprimere una violenza orga-
nizzata. Ma non tutti concordano su tale tesi; Coleman, ad esempio, afferma:
“troppo spesso si ritiene che siccome gli adolescenti si uniformano per alcuni
aspetti alle norme del gruppo, aderiranno anche alle richieste di partecipare ad
attività delinquenziali ”. È vero che il gruppo dei coetanei esercita una forte
(24)
influenza sul ragazzo e può anche favorire dei comportamenti antisociali, ma il
suo agire è relativo al contesto familiare e alla vulnerabilità dell’adolescente. Il
gruppo diviene pericoloso quando manca l’influenza della famiglia, in quanto
ciò rende il ragazzo suscettibile alle sue sollecitazioni. I gruppi dei pari rappre-
sentano per gli adolescenti le prime fonti di rinforzo sociale, hanno svariati
effetti sia sullo sviluppo dei comportamenti sia sull’acquisizione delle abilità.
(24) G. ZUANAZZI, L’età ambigua, ed. La Scuola, Brescia, 1995, pag. 315.
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