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AGRO ECO AMBIENTE




                  Ci  stiamo  riferendo  ai  “consorzi  di  utenti”  previsti  e  disciplinati  dal
             d.l.lgt. n. 1446/1918 al fine di provvedere alla manutenzione delle strade vici-
             nali di concerto con l’ente locale di riferimento. Anche in questo caso, a nostro
             parere, a tali soggetti di diritto potrebbe essere estesa parte della disciplina in
             materia di domini collettivi, andando così ad individuare nei consorzi di utenti
             gli “enti esponenziali”, rappresentativi delle comunità titolari, cui demandare la
             complessiva  gestione  amministrativa  di  quello  che,  in  definitiva,  potremmo
             descrivere come “demanio viario vicinale”.

             9.1. segue: patrimonio viario vicinale come “situazione collettiva di appartenenza” (demanio civico)
                  Tratteggiato  tale  perimetro  giuridico-fattuale,  è  ora  possibile  confrontarsi
             con la qualifica del diritto dominicale insistente sui sedimi stradali in esame. Per
             quanto sin qui detto, a ben vedere, la qualificazione della natura giuridica della pro-
             prietà, in questa materia, è un aspetto che rileva solo secondariamente, in quanto,
             come si è potuto vedere, la destinazione di pubblico uso costituisce un gravame
             capace di insistere tanto sulla proprietà privata quanto sulla proprietà pubblica.
                  Tuttavia lo scopo di una ricostruzione ermeneutica tesa a legittimare l’at-
             trazione dei patrimoni viari vicinali all’alveo dei domini collettivi - e quindi ad
             un “altro modo di possedere” - è quello di fornire a tali beni la garanzia di una
             tutela ed una gestione più funzionale ed attenta alle varie peculiarità territoriali.
             Attrarre le vicinali al concetto di una “proprietà senza quote”, riferita alla comu-
             nità nella sua interezza ed in quanto tale, infatti, significherebbe valorizzare le
             strade  in  oggetto  quali  elementi  storico-culturali  del  paesaggio  antropizzato,
             non diversamente da quanto avviene per le terre soggette ad uso civico o a
             dominio collettivo.
                  Tutto ciò premesso e considerato, dobbiamo quindi porci la questione
             fondamentale: è possibile qualificare i patrimoni viari vicinali di un determinato
             territorio nei termini di “proprietà collettiva” delle comunità di riferimento?
                  Come anticipato nella premessa di questo articolo, la ricostruzione teori-
             co-dogmatica attorno alla natura privatistica del diritto dominicale insistente sul
             suolo occupato dal tracciato vicinale è, in verità, piuttosto lacunosa.
                  In particolare, la tesi sulla natura privatistica delle vicinali “pubbliche” si
             fonda essenzialmente su di un ragionamento condotto a contrario sull’art. 22,
             all. F della legge 2248/1865, ossia su quella norma che individua l’ente proprie-
             tario delle varie strade demaniali in base alla rispettiva classificazione; il comma
             1 di tale disposizione recita, infatti: “il suolo delle strade nazionali è proprietà
             dello Stato; quello delle strade provinciali appartiene alle provincie, ed è pro-
             prietà dei comuni il suolo delle strade comunali”.


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