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SPUNTI PER UNA NUOVA IMPOSTAZIONE TEORICA SULLE STRADE VICINALI
SOGGETTE A PUBBLICO TRANSITO
7.1. segue: per una ipotesi di rivendica del diritto di uso pubblico delle comunità territoriali
Volendo ipotizzare una applicazione concreta di quanto sin qui detto, si
prenda a modello il patrimonio viario anticamente riconducibile all’istituzione
della Dogana dei Paschi di Siena, ossia a quel vasto reticolato viario, spontanea-
mente costituitosi nel tempo in funzione del transito transumante verso la
Toscana meridionale, ancora oggi in gran parte ricostruibile e potenzialmente
ripercorribile . Ebbene tali itinerari - alcuni dei quali di remotissima origine -
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dalla seconda metà del secolo XIV sono stati riorganizzati e puntualmente
disciplinati dall’antico Comune di Siena al fine di incentivare e valorizzare una
delle principali entrate fiscali della Repubblica: la tassazione del “diritto di
pascolo comune” sulle terre adibite a “dogana”, nonché la collegata tassazione
del “diritto di transito” sulle relative “strade doganali”.
Occorre precisare che, oggi, gran parte di quegli itinerari sono confluiti
nell’attuale rete viaria pubblica (vicinale, comunale, provinciale o statale) e sono
pertanto liberamente percorribili da “pedoni, veicoli e animali” .
(70)
La questione giuridica, pertanto, si fa particolarmente interessante per quei
casi in cui tali percorsi, o parti di essi, con il tempo siano stati interclusi, dismessi
o comunque inibiti al libero transito. Per quanto sin qui detto, infatti, in tali even-
tualità le comunità territoriali, in quanto soggetti collettivi originariamente titolari
del diritto di libero transito, ben potrebbero adire l’Autorità giudiziaria ordinaria -
agendo, eventualmente, “in persona” del locale consorzio di utenti per la manuten-
zione delle strade vicinali - al fine di veder accertato e dichiarato il proprio diritto
di pubblico uso , semplicemente producendo in giudizio la mappa degli itinerari
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per come ricavabili dalle fonti antiche e allegando, in diritto, quanto sin qui soste-
nuto relativamente all’origine della destinazione d’uso pubblico ab immemorabili.
8. Strade vicinali pubbliche come beni extra commercium (beni comuni)
Alla luce dell’interpretazione che qui si sta cercando di proporre, le strade
vicinali risultano gravate da un diritto reale di uso pubblico spettante, nella tito-
larità, alla comunità territoriale di riferimento ed al contempo aperto, nell’eser-
cizio del godimento, a tutti gli utenti iure proprio.
(69) Sull’argomento si veda D. CRISTOFERI, La ‘costruzione’ della Dogana dei Paschi di Siena in
Maremma (1353-1419), in: I. DEL PUNTA, M. PAPERINI, (a cura di), La Maremma al tempo di
Arrigo. Società e Paesaggio nel Trecento - continuità e trasformazioni, in Atti del Convegno (22-23
novembre 2013, Suvereto, Livorno, 2015, pagg. 121-131.
(70) Art. 2, comma 1, d.lgs. 285/1992.
(71) In mancanza di azioni dedicate, lo strumento analogicamente più confacente a tali fini appare
l’azione confessoria ex art. 1079 c.c. (cosiddetto vindicatio servitutis).
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