Page 120 - Rassegna 2022-2
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AGRO ECO AMBIENTE




             7.  Ricostruzione del titolo di provenienza della destinazione d’uso e ipotesi
               di applicazione pratica
                  La ricostruzione della destinazione d’uso pubblico nei termini sin qui tratteg-
             giati, è suscettibile di conoscere un primo, percorribile, campo di applicazione con
             riguardo a quelle strade o a quei sentieri che - a prescindere dalla “classificazione”
             che oggi possono aver assunto (vicinali, comunali, provinciali, regionali, statali o pri-
             vate, ivi inclusi eventuali declassamenti e successive alienazioni di fondo)  - risul-
                                                                                (66)
             tino “di antica costituzione”. In tali casi, infatti, a legittimare la provenienza origina-
             ria della titolarità del diritto di libero transito in capo alla comunità soccorre l’istituto
             dell’immemorabile, in forza del quale la destinazione di uso pubblico scaturisce da
             una formazione socio-giuridica “di cui non esiste memoria”. Secondo la più recente
             giurisprudenza di legittimità, l’istituto dell’immemorabile “costituisce una presun-
             zione di legittimità del possesso attuale, fondata sulla vetustas, e cioè sul decorso di
             un tempo talmente lungo che si sia perduta memoria di una determinata situazione
             di fatto, senza che ci sia memoria del contrario” , pertanto esso rappresenta una
                                                         (67)
             fenomenale forma di legittimazione per tutte quelle situazioni di fatto che poggino
             la propria destinazione di pubblico uso su di una derivazione remota. In proposito,
             a nostro parere, deve essere precisato il contenuto dell’assunto “senza che ci sia
             memoria del contrario” di cui alla sentenza citata. A ben vedere, infatti, con tale
             affermazione la Corte di Cassazione ha voluto ribadire che l’originaria situazione di
             fatto sulla quale si vuol fondare una destinazione di uso pubblico deve quantomeno
             essere “incerta”, nel senso che una eventuale prova della originaria qualificazione nei
             termini di proprietà privata sarebbe di per sé dirimente ad arrestarne il decorso. Così
             precisato, il punto ben si coordina con quel filone giurisprudenziale che non ritiene
             sufficiente a far venir meno il gravame qui in esame, una eventuale presenza di disuso
             - anche prolungato - da parte della collettività, ovvero una oggettiva (sopravvenuta)
             impraticabilità dello stesso sedime viario .
                                                  (68)
                  In definitiva, quindi, una presunzione di pubblico uso ab immemorabili può
             essere vinta solo dalla prova contraria di un titolo originario diverso ed escludente.
             Pertanto, un eventuale acquisto successivo della proprietà privata del fondo sul
             quale insiste (ovvero dovrebbe insistere) il sedime viario di una vicinale non
             potrebbe essere ritenuto sufficiente ad inibire il diritto di libero transito.

             (66)  In proposito merita ricordare che - per giurisprudenza costante e visto altresì l’art. 20, all. F.,
                  legge 2248/1865 - il provvedimento di classificazione delle strade da parte della pubblica
                  amministrazione ha efficacia dichiarativa e presuntiva, ma non costitutiva della destinazione
                  di uso pubblico. Cfr. E. VINCI, cit., pagg. 76-77.
             (67)  Cass. 14 gennaio 2019, n. 587, in Studium Iuris, 9, (2019), pag. 1066.
             (68)  Tra le altre TAR Liguria, sez. Seconda, n. 1135 del 23 agosto 2013 in P. LORO, Strade demaniali
                  di uso pubblico, repertorio di giurisprudenza 2009-2013, Padova, 2014, pag. 7.

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