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AGRO ECO AMBIENTE




             hanno infine portato la scienza giuridica a ritenere ammissibile la categoria
             dei “diritti/servitù di uso pubblico” .
                                                 (23)
                  Ora,  il  problema  dogmatico,  a  nostra  opinione,  risiede  proprio  nella
             sostanziale intercambiabilità con la quale - entro la destinazione d’uso pubblico
             - diritto e servitù vengono utilizzati. In effetti, benché i contorni delle due figure
             giuridiche possano apparire sfumati, a ben vedere le differenze tra “servitù pre-
             diale pubblica” e “diritto di uso pubblico” sono nette e dalle ricadute rilevanti.
             In particolare, mentre la servitù prediale pubblica è un istituto giuridico posto
             dall’ordinamento a vantaggio della collettività degli abitanti di un territorio ed il
             cui titolare è l’ente locale/amministrativo ; il diritto di uso pubblico è un diritto
                                                   (24)
             originario dell’intera collettività e il suo titolare è l’insieme indeterminato dei sog-
             getti, considerati uti cives, e quindi espressione della comunità non entificata .
                                                                                     (25)
                  La servitù di uso pubblico bene si adatta quindi solo a quelle strade, defi-
             nite impropriamente vicinali (art. 3, comma 1, n. 52, NCdS) anche dal Nuovo
             Codice della Strada. Esso tuttavia ne precisa l’originaria natura privata in vie
             poderali o di bonifica, e ne lascia intuire la derivazione dell’uso pubblico dalla
             dicatio ad patriam le quali, per accordo, consuetudine di transito, sentenza o prov-
             vedimento amministrativo (tra cui anche l’inclusione negli elenchi comunali),
             siano state gravate di servitù pubblica di transito su un’originaria e riconosciuta
             proprietà privata, che si distinguono dalle ben diverse “vicinali” rappresentate
             nelle carte catastali (art. 2, comma 6, lettera D, NCdS).
                  Rilevata questa fondamentale classificazione sistematica, è ora possibile
             analizzare nel dettaglio la natura e la struttura del diritto di uso di pubblico tran-
             sito caratterizzante le strade vicinali, così da palesarne l’impossibilità sistemica
             della sussunzione entro lo schema ex art. 825 c.c. Tale analisi presuppone una
             puntualizzazione dalle inattese criticità: la definizione del concetto di “utente”.


             4.  La difficile perimetrazione del concetto di “utente di strada vicinale
               aperta al libero transito”
                  Per il Vocabolario della lingua italiana «utente è “chi fa uso di qualche cosa, e in
             particolare chi usufruisce di un bene o di un servizio”» . Nonostante l’estrema chia-
                                                           (26)
             rezza e semplicità del significato di tale parola, la definizione di “utente di strada
             vicinale” è, ad oggi, ancora molto discussa nella comunità giuridica.

             (23)  Sul punto si veda L. FULCINITI, Strade vicinali e questioni di sottosuolo e soprassuolo, in Diritto e giu-
                  risprudenza agraria, alimentare e dell’ambiente, 1, (2017), pag. 3.
             (24)  G. DEIANA, G. GROSSO, Le servitù prediali, in Tratt. Vassalli, Torino, 1963, pag. 192.
             (25)  G. MUNARI, Le servitù di passaggio tra uso pubblico e privato, in Studium Iuris, 6, (2018), pag. 736.
             (26)  Voce utènte, in Vocabolario online della Lingua Italiana Treccani (www.treccani.it).

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