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DOTTRINA
A tal proposito Pier Paolo Pasolini, attento osservatore degli ingranaggi
sociali, così premonì “[…] la televisione diventerà più forte di tutto e la sua mediazione
finirà per essere tutto[…]”; la profezia pare essersi avverata e la televisione è diven-
tata non solo capace di filtrare la realtà ma anche di scomporla e ricrearla a pro-
prio uso e consumo. “La tv è un medium di massa e un medium di massa non può che
massificarci e alienarci” continua lo scrittore bolognese “[…] ha verso di noi un
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rapporto da inferiore a superiore, che è un rapporto spaventosamente antidemocratico; le paro-
le che cadono dal video, cadono sempre dall’alto. Anche le più democratiche, anche le più vere,
le più sincere […]”.
Lo spettatore non si trova, dunque, in un rapporto alla pari ed è per defi-
nizione un ricettore passivo di presunte verità; perché la televisione non può
sbagliare e non può mentire, quasi un dogma in cui credere, cauterizzando ogni
barlume di speranza critica. In sintesi, TV, e social networks, sono, oggi, i luoghi
in cui si manifesta il cosiddetto “nuovo potere” che ci fa credere di essere
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liberi ma che, in realtà, rischia di condizionare e di influenzare il nostro libero
convincimento. Il piccolo schermo, quello televisivo così come quello del moni-
tor di un personal computer, ha conquistato un potere incontrollato che ha come
fine quello di aumentare i numeri dell’audience e dei propri seguaci. A tal propo-
sito, il filosofo Karl Popper ottimamente evidenziò l’esistenza di una legge
interna dei mezzi di informazione, quella della cosiddetta “aggiunta di spezie”
che “servono a far mangiare cibi senza sapore che altrimenti nessuno gradirebbe”. Tutto
ciò ha condotto all’evoluzione dell’homo sapiens in homo videns ; un uomo atro-
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fizzato nell’arte del comprendere e privato delle sue naturali capacità intellettive.
Il drammatico risultato è che il pubblico ha progressivamente perso la sua auto-
noma capacità di opinione e, inconsciamente, ha ceduto una parte considerevo-
le della propria sovranità critica e mentale.
Sempre più di moda, la rappresentazione mediatica di atti criminali che
riveste motivo di grande interesse suscitando un macabro piacere unito ad un
vorace voyeurismo. Con riguardo a ciò i due criminologi Gabrio Forti e Marta
Bertolini hanno sottolineato il forte impatto che i media hanno sui modi di
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pensare anche nelle persone meno propense a lasciarsi suggestionare. A loro
dire, vengono influenzate le modalità con cui il pubblico percepisce e interpreta
i fatti criminosi e, indirettamente, viene condizionata la pressante domanda di
sicurezza.
(17) Intervista di Enzo Biagi a Pier Paolo Pasolini, 1971.
(18) P. LORUSSO in Iudex Videns, Bonanno editore, 2010.
(19) G. SARTORI, Homo Videns, ed. Laterza, 2007.
(20) G. FORTI, M. BERTOLINO, La televisione del crimine, Vita e pensiero, ed. 2005.
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