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DOTTRINA



                  I media sono diventati l’agorà dei nostri tempi, dove lo spettatore risulta
             passivo  di  fronte  all’informazione,  somministrata  come  fosse  un  vaccino.
             Pertanto, se da un lato, il progresso delle tecniche di comunicazione alza il livel-
             lo delle libertà, e quindi della democrazia, dall’altro ha una potenziale capacità
             di  distorcere  i  fatti  al  punto  da  far  preferire  una  impalcatura  narrativa  assai
             distante da quella realmente attinente al caso .
                                                        (10)
                  Ciò non significa tarpare le ali ai media, anche perché la pubblicità del pro-
             cesso garantisce un controllo pubblico sulla giustizia, amministrata, per l’ap-
             punto, in “nome del popolo”; vuol dire, per converso, trovare un equilibrio tra
             gli interessi in gioco, un equilibrio che parta da un responsabile atto di autoli-
             mitazione. Tuttavia è triste dover segnalare che la funzione primaria di “ancella
             della giustizia” o, come direbbero gli anglosassoni, di “cane da guardia della
             democrazia” ha reso i media senza dubbio più forti e consapevoli della loro
             funzione di cerniera tra il mondo della giustizia e quello dell’opinione pubbli-
             ca , accrescendo, in tal modo, il loro peso sociale.
               (11)
                  Il problema è che al fine di garantire il diritto all’informazione si finisce,
             talvolta, col comprimere drasticamente la dignità umana attraverso la lesione
             del diritto all’immagine.
                  La ragione di tutto ciò è da ricercare nella caratteristica principale della
             informazione e cioè la necessità, come il caffè, di essere servita calda e forte,
             pena il disinteresse della collettività; e ciò, a sua volta, comporta inevitabilmente
             la diffusione di notizie frammentarie e talvolta non accertate.
                  L’effetto perturbante è in re ipsa, più o meno lo patiscono tutti e, nelle teste
             labili, scatena tempeste, che vanno dall’esplosione narcisistica al panico” .
                                                                                  (12)
                  Come se non fosse abbastanza, la stessa Corte europea ha più volte riba-
             dito che una violenta campagna mediatica è senz’altro idonea a nuocere l’equità
             del processo  di fronte alle orecchie sorde del nostro sistema nazionale. Può
                         (13)
             a questo punto risultare utile prendere in prestito le parole, ancora attuali, di
             Leonardo Sciascia:
                  «Quando l’opinione pubblica appare divisa su un qualche clamoroso caso giudiziario -
             divisa in “innocentisti” e “colpevolisti” - in effetti la divisione non avviene sulla conoscenza
             degli elementi processuali a carico dell’imputato o a suo favore, ma per impressioni di simpatia
             o antipatia».


             (10)  D. STASIO, La Stampa, articolo del 9 febbraio 2010.
             (11)  E. AMODIO, Estetica della giustizia penale.
             (12)  Cit. F. CORDERO, Procedura Penale, Giuffrè editore, 2012.
             (13)  Si vedano le sentt. della Corte europea n. 42351 del 1998; n. 48799 del 1999; n. 52948 del
                  1999.

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