Page 34 - Rassegna 2021-1
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DOTTRINA



             1.  Introduzione
                  Ogni giorno, tra le mura domestiche, persone comuni decidono arbitraria-
             mente di indossare la toga e farsi giudici; quasi riecheggia il sonoro-crucifige! pro-
             nunciato da quella folla senza anima che, radunatasi dinanzi al Pretorio, in occa-
             sione del privilegium paschale, si arrogava il diritto di decidere le sorti di Gesù. Un
             vero e proprio processo mediatico in cui: l’accusa contro di lui non poteva essere
             veramente discussa, poiché quella causa - si potrebbe dire - era già stata decisa
             «in principio» (Gv18,29).
                          (1)
                  Il  riferimento  di  cui  sopra  rappresenta  un  chiaro  esempio  della  forza
             soverchiatrice di un’accusa corale che, seppur priva d’ogni fondamento, avanza
             inesorabile tra la “folla”, ne manipola l’umore, ne orienta il pensiero. Il processo
             di  Gesù  si  svolse  di  fronte  ad  un  manipolo  di  uomini,  eppure,  nel  comune
             immaginario, fu “il mondo” intero a condannarlo. Nulla di diverso rispetto a
             quanto accade oggi nei salotti televisivi dove, una parte per il tutto, per mezzo
             dei falsi contraddittori, celebra processi paralleli in cui l’opinione di alcuni fini-
             sce per condizionare quella di molti altri .
                                                    (2)
                  La vox populi, assimilabile a vox dei si traduce inevitabilmente in un diktat
             che non ammette eccezioni di sorta e l’opinione di massa, plasmata dalle circo-
             stanze diventa il risultato di un “contagio mentale” che permette di «mettersi in
             pace e sfuggire alle proprie responsabilità, come in un “ululare coi lupi”» .
                                                                         (3)
                  Un’epidemia  che,  nonostante  esista  un  filone  negazionista,  non  lascia
             scampo neppure a coloro che sono “chiamati a decidere”, cioè ai giudici.
                  Ci troviamo, dunque, di fronte alla morbosa curiosità per lo scoop, per la
             notizia, per il gossip nonché con una comunicazione di massa intesa, non come
             campo di studio e di efficace analisi, ma come licenza di sbalordire. Accade,
             allora, che dinanzi a qualsivoglia crimine che suscita terrore ed angoscia nella
             massa degli spettatori, gli operatori dei mass-media si precipitano sul caso come
             se fosse l’ennesima puntata di una serie televisiva statunitense, distaccandosi
             clamorosamente dalla realtà.
                  Queste dinamiche rischiano di minare i pilastri su cui fonda l’intero siste-
             ma processuale e quindi i principi di pubblicità, del contraddittorio, dell’impar-
             zialità del giudice, di non colpevolezza e, più in genere, del giusto processo.
                  Tutto pacifico fintantoché non si approda in un vero e proprio «foro media-
             tico» alternativo alla sede naturale del processo, in cui si assiste ad una rappresen-
             tazione che, passando attraverso l’esame analitico del materiale probatorio, spesso

             (1)  G. ZAGREBELSKY, Il “Crucifige!” e la democrazia, ed. Einaudi, 2014, pag. 23.
             (2)  Si veda Sigmund FREUD in Psicologia delle masse.
             (3)  G. LE BON, Psicologia delle folle, 1895, editore TEA, 2004.

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