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DOTTRINA
Qui soccorre un decisivo elemento di analisi. Ed è che da circa mezzo secolo
le discipline socio-organizzative hanno elaborato una fondamentale teoria: quella
dell’organizzazione come network . I membri del network vi possono partecipare
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con continuità e consapevolezze diverse. Ciò non toglie che esso abbia nell’insie-
me una propria regia strategica, per perseguire la quale integra funzionalmente (e
con intensità variabile in relazione alle circostanze) ambiti sociali e produttivi
diversi, facendo della flessibilità, dei “legami deboli” e delle multi-appartenenze la
sua forza . Si tratta di una tesi recentemente confermata da una interessante rac-
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colta di studi di caso, che va dall’industria cinematografica di Hollywood all’orga-
nizzazione di eventi culturali complessi nelle città italiane . Il network è quindi, si
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badi, ben più che la negazione dell’organizzazione, una nuova forma di organiz-
zazione; anzi, a certe condizioni, la forma di organizzazione più efficiente per il
raggiungimento degli scopi. Sotto questo profilo il modello organizzativo clas-
sico non è dunque discriminante rispetto all’ipotesi di una soggettività mafiosa.
Quanto al controllo del territorio, esso è stato storicamente e autorevol-
mente indicato come requisito dirimente per riconoscere la specificità dell’or-
ganizzazione mafiosa . Non secondo la legge Rognoni-La Torre (l’unica però
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titolata a “far legge”), ma certo secondo gli orientamenti della più consapevole
cultura istituzionale. E per questo merita qui di essere considerato. Diciamo
dunque che la categoria del “controllo del territorio” è stata pensata nel tempo
con riferimento soprattutto a un doppio contesto: a) quello della mafia rurale,
ossia dei paesi a struttura sociale omogenea e di ridotte dimensioni demografi-
che; b) quello dei centri urbani facilmente scomponibili in quartieri dotati di
una loro sufficiente identità storica e sociale.
(46) Si veda in particolare Oliver WILLIAMSON, Le istituzioni economiche del capitalismo, Angeli,
Milano, 1988, e I meccanismi del governo. L’economia dei costi di transazione: concetti, strumenti, appli-
cazioni, Angeli, Milano, 1998. Si veda anche Carlo TRIGILIA, Sociologia economica. Stato, mercato e
società nel capitalismo moderno, Il Mulino, Bologna, 1998.
(47) Mark GRANOVETTER, The Strength of Weak Ties, in American Journal of Sociology, 78, n. 6, 1973,
pagg. 1360-1380; e Economic Action and Social Structure: The Problem of Embeddedness, in American
Journal of Sociology, anno 91, pagg. 481-510; Donatella DELLA PORTA, Mario DIANI, in I movi-
menti sociali, La Nuova Italia Scientifica, Roma, 1997, parlano dei vantaggi derivanti da “strut-
ture policefale e reticolari” pagg. 30-35).
(48) Silvia Rita SEDITA, Marco PAIOLA (a cura di), Il Management della creatività. Reti comunità e terri-
tori, Carocci, Roma, 2009.
(49) Giovanni FALCONE, op.cit.; gli stessi Giuseppe PIGNATONE e Michele PRESTIPINO, Il contagio.
Come la ‘ndrangheta ha infettato l’Italia, Laterza, Roma-Bari, 2012, a cura di Gaetano SAVATTERI.
Il riferimento al rapporto necessario con il territorio si trova peraltro, di fatto, nella stessa
dottrina giuridica classica di Santi Romano, fautore della tesi della mafia come ordinamento
giuridico separato (Santi ROMANO, L’ordinamento giuridico. Studi sul concetto, le fonti e i caratteri del
diritto, Spoerri, Pisa, 1918); Leopoldo FRANCHETTI, Condizioni politiche e amministrative della
Sicilia, Donzelli, Roma, 1993; Sidney SONNINO, La Sicilia nel 1876, 2 vol., Vallecchi, Firenze,
1925; Giuseppe GOVERNALE (a cura di), La lotta alla mafia dal questore Sangiorgi al colonnello dalla
Chiesa, 1898-1971, Direzione Investigativa Antimafia, Roma, 2020 (3 vol.).
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