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DOTTRINA
4. Le “narcomafie”
L’insorgere, su ricordato, delle “narcomafie” ha definitivamente messo in
luce la capacità espansiva del metodo mafioso ben al di fuori dei contesti tradi-
zionali. Con il termine “narcomafie” ci si riferisce a un fenomeno criminale
ibrido che si posiziona lungo un continuum tra vere e proprie mafie autoctone e
forme di criminalità organizzata semplice. Si tratta di una condizione mai defi-
nitiva, ma oggetto di una continua riconfigurazione. Rispetto alle mafie autoc-
tone, queste sono più estemporanee, prive di un effettivo retroterra. Tanto da
vantare il posizionamento più provvisorio, che può essere rimesso in discussio-
ne con facilità, sia generando la scomparsa di interi gruppi sia dando il via a
rapide e fulgide carriere criminali, come quella di Fabrizio Piscitelli.
Quest’ultimo, ad esempio, meglio conosciuto sulla stampa come Diabolik, mili-
tante di estrema destra e capo degli Irriducibili, ex gruppo ultras della Lazio, ini-
ziò la propria carriera all’interno del clan Senese per poi conquistare una mag-
giore autonomia mettendosi a capo di una batteria composta anche da espo-
nenti dei potenti clan albanesi. La sua parabola criminale è stata interrotta nel-
l’estate 2019, quando è stato ucciso a freddo e a sorpresa in un parco romano.
Anche se il movente dell’omicidio è ancora ignoto, una delle possibili cause
potrebbe essere stata proprio il ruolo sempre più di spicco che Piscitelli si stava
rapidamente ritagliando all’interno della criminalità romana.
L’habitat delle narcomafie sono alcune borgate di periferia, dove piccoli
boss locali, il cui nome spesso fatica a superare i confini di quartiere, esercitano
un controllo militare del territorio che difficilmente ha eguali nel resto della
città. La loro forza è il presidio capillare del territorio, reso visibile da tatuaggi,
sorta di informali riti di affiliazione, e da murales che separano le aree di influen-
za all’interno del quartiere.
Come già per i due sottoparagrafi precedenti, si propongono anche qui le
principali caratteristiche del modello di insediamento:
➢ svolgimento di attività prettamente illecite;
➢ povertà della rete relazionale;
➢ significativa forza di intimidazione;
➢ ricerca di consenso sociale;
➢ aspirazione di status (criminale).
Lo spaccio di stupefacenti, come dice il nome stesso, è l’attività principale,
se non, talvolta, unica di questi gruppi. Dotati di organizzazioni flessibili, essi
sono guidati da uno o due capi, che gestiscono il proprio territorio attraverso
un articolato sistema di vedette. Ad esempio l’accesso alle piazze in quartieri
come Tor Bella Monaca o San Basilio è chiuso e controllato secondo schemi di
comando illegale assimilabili a quelli dei quartieri della periferia di Napoli.
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