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LA CRIMINALITÀ MAFIOSA A ROMA. SCENARI DI INIZIO MILLENNIO
A questo sistema di affari avrebbero poi fatto riferimento, intrecciandovisi
in forme variabili, altri soggetti (criminali e non) portatori di propri interessi e
di una propria autonoma fisionomia .
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Quanto basta per ampliare il nostro scenario degli anni Duemila, introdu-
cendovi un soggetto dotato di un più alto livello di influenza criminale sulla
sfera pubblica. L’impianto accusatorio è stato in avvio convalidato due volte
dalla Corte di Cassazione. La quale ha però escluso nella propria sentenza
“senza rinvio” del 22 ottobre 2019 la possibilità di applicare l’articolo 416-bis
alle condotte degli imputati, condannati per altri tipi di reati, rigettando l’ipotesi
di una sola associazione mafiosa e affermando piuttosto l’esistenza di due
distinte associazioni a delinquere semplici. Non si tratta qui di entrare nel meri-
to della sentenza, di cui è doveroso prendere atto. Il tema è che i fatti comunque
accertati dall’inchiesta pongono agli studiosi sociali l’obbligo di una riflessione
sulla inedita morfologia mafiosa che un sistema come quello portato a processo
è in grado di generare. Riflessione che, ai fini del riconoscimento della morfo-
logia mafiosa, riguarda soprattutto: a) i possibili modelli organizzativi dell’asso-
ciazione mafiosa; b) le forme possibili di “controllo del territorio” nei contesti
metropolitani contemporanei.
Vediamoli distintamente, partendo dai modelli organizzativi. Si può parla-
re di associazione mafiosa per la “criminalità di sistema” romana ricondotta
sotto la specie concettuale ufficiale di “Mafia Capitale” prima e di “Mondo di
mezzo” dopo? Questa criminalità non ricalca infatti gli schemi rigorosamente
gerarchici e unitari propri della associazione mafiosa. Su questo non vi è dub-
bio. E tuttavia è legittimo ritenere che valga anche per i fenomeni mafiosi l’au-
reo principio di Jay Galbraith: “Non c’è un unico ‘miglior modo’ di organizza-
re” . Resta semmai da chiarire se, sulla base di questo presupposto, esista alla
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fine una autentica forma di organizzazione complessiva del fenomeno indagato
e quale essa sia.
In altri termini: il fenomeno si articola indubbiamente in relazioni funzio-
nali e filiere interdipendenti, i cui soggetti sono muniti ciascuno delle proprie
forme di controllo e talora delle proprie risorse di violenza. Ma dà luogo a quel-
le linee di comando e di azione unitarie che esprimono l’esistenza di una stessa
organizzazione?
(44) Per una ricostruzione delle vicende e delle relazioni al centro dell’inchiesta si veda Lirio
ABBATE, Marco LILLO, I re di Roma. Destra e sinistra agli ordini di Mafia Capitale, Chiarelettere,
Milano, 2015; e anche Gaetano SAVATTERI, Francesco GRIGNETTI (a cura di), Mafia Capitale.
L’atto di accusa della Procura di Roma, Melampo, Milano, 2015. Per una importante rassegna
delle tipologie dei protagonisti e dei comprimari si rinvia a Martina MAZZEO, Mafia Capitale.
Anatomia dei protagonisti, in Rivista di Studi e Ricerche sulla Criminalità Organizzata, Università
degli Studi di Milano, 2015, n. 2, pagg. 32-56.
(45) Si veda sulla teoria delle contingenze Richard W. SCOTT, Le organizzazioni, Il Mulino, Bologna, 1994.
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