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LA CRIMINALITÀ MAFIOSA A ROMA. SCENARI DI INIZIO MILLENNIO



                     Il rapporto tra territorio e popolazione è dunque altamente definito, e il
               sistema delle attività e delle occupazioni può essere tendenzialmente sottoposto
               a un elevato grado di sorveglianza e di governo. La presenza imprevista di una
               realtà produttiva di grandi dimensioni (la sede di una catena distributiva, un
               porto, un’impresa industriale) vi costituisce una eccezione con la quale il potere
               mafioso tratta imponendo le proprie condizioni - di esazione “fiscale”, di for-
               niture, subappalti o assunzioni - esattamente a partire dal controllo esercitato
               sul territorio.
                     Ma in una città come Roma, che concentra e stipa nei suoi confini tre
               milioni di abitanti, il controllo del territorio può essere esercitato nel senso tra-
               dizionale del termine solo su alcuni particolari quartieri o aree. Per questioni di
               numeri, ma anche per almeno altre tre ragioni. a) Il rapporto tra popolazione e
               territorio è mobile, polivalente, spesso sfuggente: il luogo dove si abita non è
               quasi mai il luogo in cui si lavora, una significativa porzione del tempo quoti-
               diano viene trascorsa anzi in spostamenti territoriali anonimi degni de La folla
               solitaria di David Riesman , e per giunta una quota della “popolazione influen-
                                        (50)
               te” ha sede solo temporaneamente nella città: personale politico, militare, diplo-
               matico, burocratico, di impresa, dell’informazione. b) Non vi è una struttura
               sociale  omogenea.  Per  riprendere  la  nomenclatura  proposta  da  Anthony
               Giddens, Roma è al contempo “città quartiere-generale”, “centro innovativo” e
               “porto franco” . c) E, in assoluto, la straordinaria concentrazione/articolazio-
                              (51)
               ne  di  enti  e  corpi  istituzionali  (sedi  parlamentari  e  governative-ministeriali,
               comandi militari e di Forze di polizia, ambasciate…) rende proibitivo un con-
               trollo territoriale alternativo che assumerebbe di fatto le caratteristiche impen-
               sabili di un controllo sullo Stato. Il controllo del territorio, così come si è affer-
               mato nella storia della mafia, è insomma impraticabile in una moderna metro-
               poli “satura”  e ad altissimo tasso di presenza istituzionale. Ciò vuol dire che
                            (52)
               in un tale contesto la presenza della mafia sia per definizione impossibile o
               destinata a esprimersi in forme marginali come quelle delle “narcomafie”?
                     L’ipotesi, sulla base dei fatti accertati da “Mondo di mezzo”, è che in effet-
               ti si possa configurare un modello di controllo territoriale misto (di tipo tradi-
               zionale e di tipo nuovo), in base alla tipologia delle realtà controllate. Il control-
               lo tradizionale riguarderebbe così quelle sezioni o enclaves urbane dotate di una
               propria più spiccata identità, caratterizzate da una certa precarietà delle occupa-
               zioni ma stabili nella struttura sociale.

               (50)  David RIESMAN, La folla solitaria, Il Mulino, Bologna, 1956 (ediz. or. 1950).
               (51)  Anthony GIDDENS, Sociologia, Il Mulino, Bologna, 1991 (ediz. or. 1989).
               (52)  Il felice aggettivo è ripreso dal saggio di Alessandro PIZZORNO, Sviluppo economico e urbanizzazio-
                     ne, in Quaderni di Sociologia, XI (1962), n. 1, pagg. 23-52, poi in Alessandro CAVALLI (a cura di),
                     Economia e società, Il Mulino, Bologna, 1972.

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