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DOTTRINA



                  In tal senso si avrebbe certamente un controllo parziale. Ma, ci si rifletta,
             pur sempre in grado di imporsi su aree popolose come decine di paesi (si pensi
             al caso di Ostia, da sola - demograficamente - quasi un terzo di Catania o la
             metà di Reggio Calabria). Rientrano dunque in questa tipologia le aree in cui si
             è affermato in certi periodi il potere dei clan Fasciani (Carmine e Giuseppe
             Fasciani, con “giurisdizione” da San Paolo a Ostia), Senese (Michele Senese, est
             e sud-est), Casamonica (Giuseppe Casamonica, Tuscolano e Anagnina) e dello
             stesso Carminati (centro e nord) . E proprio il caso di quest’ultimo è in pro-
                                            (53)
             posito illuminante: poiché le modalità con cui egli riceveva con regolarità e alla
             luce del sole sodali e postulanti nei bar di corso Francia o dell’Eur sembrano,
             lette sugli atti di “Mondo di mezzo”, una fedele replica dei rapporti di potere
             rilevati nei luoghi, del Sud ma anche del Nord , in cui si è stabilmente radicata
                                                        (54)
             l’autorità di un’organizzazione mafiosa. Il modello misto prevede però anche
             una seconda (e sul piano teorico inedita) componente, ossia il controllo di estesi
             sottosistemi sociali, operanti in quelli che possiamo definire territori-edifici, in
             cui rientrano anche i luoghi formalmente destinati al servizio pubblico o a cause
             di utilità sociale (come l’accoglienza degli immigrati). Sottosistemi privati e pub-
             blici, in cui il gioco delle intimidazioni e degli assoggettamenti-dipendenze per-
             sonali, e delle relative omertà, si è andato strutturando negli anni. Uffici comu-
             nali, provinciali e regionali; municipi; cooperative, associazioni; studi professio-
             nali, uffici finanziari, gabinetti politici; “cittadelle” di servizi; tutti funzionaliz-
             zati a interessi di parte o di più parti coalizzate tra loro. Si tratta di “edifici” talo-
             ra  più  popolosi  di  celebri  capitali  di  ‘ndrangheta  o  camorra  che  diventano
             anch’essi “porzioni di territorio” e che, grazie a mediazioni professionali, poli-
             tiche e criminali, sviluppano relazioni funzionali con i luoghi del controllo tra-
             dizionale, come quello di Anagnina, regno dei Casamonica, o quello di Ostia,
             su cui impera Mafia Litorale . Con Carminati che rappresenta, insieme, la tra-
                                        (55)
             dizione (la vecchia organizzazione) e la novità (il network). Nell’esercizio effi-
             ciente di queste relazioni il nucleo del metodo mafioso, la violenza, resta la
             risorsa decisiva.
                  Ma è risorsa ultima, perché il modus operandi usualmente riscontrato dai
             magistrati si fonda largamente e perfino al di là dell’immaginabile sulla risorsa
             della corruzione.

             (53)  Lirio ABBATE, I quattro re di Roma, in L’Espresso, 12 dicembre 2012.
             (54)  Sull’argomento si veda Ilaria MELI, La geografia degli incontri di ‘ndrangheta in Lombardia, in Polis,
                  XXIX, n. 3, dicembre 2015. Lo studio è stato realizzato sugli atti dell’inchiesta “Crimine-
                  Infinito”  del  2010,  condotta  congiuntamente  dalla  Direzione  Distrettuale  Antimafia  di
                  Milano e dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, guidata al tempo proprio da
                  Giuseppe Pignatone, e, in veste di vice, da Michele Prestipino.
             (55)  Nando DALLA CHIESA, Mafia Litorale. La spiaggia è riservata alle famiglie, in Il Fatto Quotidiano, 14
                  agosto 2015.

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