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DOTTRINA
L’espressione, oggi giuridicamente convertita nella diversa ma imparentata
espressione “Mondo di mezzo”, entra in scena nel novembre 2014 con l’ordi-
nanza di applicazione delle misure cautelari firmata dal giudice per le indagini
preliminari Flavia Costantini su richiesta del procuratore capo Giuseppe
Pignatone, coadiuvato nell’inchiesta dal suo vice Michele Prestipino e dai tre
sostituti Paolo Ielo, Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli. In essa viene indicata
una trama di fatti, “coordinati tra loro e continuati nel tempo”, che ad avviso
dell’accusa esprimono una realtà associativa riconducibile alla fattispecie indicata
dall’articolo 416-bis del codice penale. Che si tratti di un fenomeno che non rical-
ca gli schemi più classici dell’organizzazione mafiosa, lo spiega d’altronde l’ordi-
nanza stessa nella sua premessa : “Mafia Capitale, volendo dare una denomi-
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nazione all’organizzazione, presenta caratteristiche proprie, solo in parte assimi-
labili a quelle delle mafie tradizionali e agli altri modelli di organizzazione di
stampo mafioso fin qui richiamati, ma, come si cercherà di dimostrare nell’espo-
sizione che segue, essa è da ricondursi al paradigma criminale dell’art. 416-bis del
codice penale, in quanto si avvale del metodo mafioso, ovverossia della forza di
intimidazione derivante dal vincolo di appartenenza, per il conseguimento dei
propri scopi. Essa presenta, in misura più o meno marcata, taluni indici di
mafiosità, ma non sono essi ad esprimere il proprium dell’organizzazione crimi-
nale, poiché la forza di intimidazione del vincolo associativo, autonoma ed este-
riorizzata, e le conseguenti condizioni di assoggettamento e di omertà che ne
derivano, sono generate dal combinarsi di fattori criminali, istituzionali, storici e
culturali che delineano un profilo affatto originale e originario” […] la cui “gene-
si è propriamente romana, nelle sue specificità criminali e istituzionali”.
Ai vertici di questa “mafia” autoctona, come è noto, sarebbero stati
soprattutto due personaggi: Massimo Carminati, ex terrorista nero ed esponen-
te della Banda della Magliana, e Salvatore Buzzi, già detenuto per omicidio e
conosciutosi con Carminati nel carcere di Rebibbia, dove aveva dato vita a suo
tempo a una cooperativa di detenuti. Carminati uomo della destra e Buzzi
uomo della sinistra, e per la sinistra a capo di un fitto sistema di cooperazione
nel settore degli aiuti umanitari e della solidarietà sociale (specie l’accoglienza
degli immigrati), sarebbero stati gli strateghi di un sistema di affari ruotante
intorno al Comune di Roma, reso efficiente dal ricorso al metodo mafioso. Un
sistema per questo in grado di sottomettere ai propri disegni strutture dell’am-
ministrazione pubblica, uffici di assessorati, segmenti del consiglio comunale,
del consiglio regionale e via via cerchi concentrici più ampi, fino alle stesse
aziende partecipate.
(43) Tribunale di Roma, Ordinanza di applicazione delle misure cautelari del GIP Flavia
Costantini, 28 novembre 2014, “Mafia Capitale”, Capitolo 1, paragrafo 4.
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