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IL GENERALE FILIPPO CARUSO E LA SUA ORGANIZZAZIONE A ROMA
NEI NOVE MESI DELL’OCCUPAZIONE NAZIFASCISTA
Intorno alla terza decade del gennaio 1944 negli ambienti romani si diffu-
se la notizia dell’avvenuto sbarco alleato ad Anzio.
Nonostante i valorosi combattimenti e le enormi perdite del
Raggruppamento Motorizzato a Montelungo, gli Alleati inviavano ancora con
tanta reticenza le truppe italiane a combattere in prima linea e ancora il 22 gen-
naio 1944, si avvalsero di 150 carabinieri nella testa di ponte di Anzio in quanto,
gli Alleati, sbarcati ad Anzio e Nettuno furono isolati dai Tedeschi. Quindi,
come conferma il colonnello dei carabinieri Barbonetti, i carabinieri furono
incaricati di svolgere nella testa di ponte il servizio d’istituto e l’attività di polizia
militare. Il nucleo venne tratto dal Contingente “R” che si stava preparando a
Napoli per entrare a Roma; i risultati conseguiti furono ottimi in quanto i cara-
binieri riuscirono a fraternizzare con gli Alleati ed a portare conforto e speranza
alla popolazione locale. Il Contingente “R”, nuovamente riunitosi, sarà tra i
primi ad entrare a Roma con la 5ª Armata Statunitense; l’8 giugno, nella Legione
Allievi, ebbe luogo ufficialmente, con l’intervento dei rappresentanti alleati, la
fusione del Contingente “R” con il “Fronte Clandestino di Resistenza” dei cara-
binieri, che assieme ridettero vita all’organizzazione dell’Arma nella
Capitale» . Lo sbarco ad Anzio-Nettuno provocò all’interno della Resistenza
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romana una serie di problematiche e tanta agitazione. Subito si mobilitò il
Comando militare, il quale aveva diramato l’ordine di preallarme da estendere a
tutti gli aderenti alla resistenza. Fu indetta una riunione, in casa del maggiore
Guercio, per fissare le modalità dell’azione. A questo incontro operativo inter-
vennero il maggiore De Carolis, capo dello S.M. delle «Bande» a nome del gene-
rale comandante del Fronte clandestino dei carabinieri ed il maggiore di S.M.
Guercio, i capitani Aversa e Blundo, i tenenti Imbellone, Basignani, Filippi,
Cassanese, Grassini e Boldoni, i marescialli Francamo, Di Jorio e Votto .
(49)
Mario Avagliano nel suo volume Il partigiano Montezemolo, aggiunge: «a fine
gennaio, in un ricevimento all’Excelsior, il generale Maeltzer, comandante tedesco
della capitale, dichiara ai giornalisti che la fine della Resistenza romana è vicina».
In parte è vero, almeno per quanto riguarda i militari. Con l’arresto di
Montezemolo, il movimento perde la sua anima e nel giro di breve tempo si
sfalda. «Organizzazione in crisi» comunica Armellini a Brindisi il 29 gennaio.
«Sarebbe opportuno offrire importante prigioniero tedesco per scambio M
[...]», ma Badoglio non dà seguito alla richiesta. Anche se a Brindisi si com-
prende la gravità dell’accaduto, come dimostra il messaggio di risposta: «[...]
Arresto Monte prodotto vivo dolore in noi et Alleati.
(48) Cfr. G. BARBONETTI, L’Arma dei Carabinieri nella guerra di liberazione, in ASSOCIAZIONE NAZIONALE
COMBATTENTI FORZE ARMATE REGOLARI GUERRA DI LIBERAZIONE, Sezione di Roma, Le Nuove
Forze Armate nella Guerra di Liberazione 1943-1945, Brigati, Genova, 2009, pag. 131.
(49) Cfr. F. Caruso, Ibidem, pag. 34.
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