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TRIBUNA DI STORIA MILITARE
l’azione delle bande esterne e per convogliare i nuclei minori che ancora ne
erano rimasti al di fuori nella maggiore costituita organizzazione dell’Arma .
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Lo sbarco degli Alleati ad Anzio veniva circoscritta e contenuta dalle divi-
sioni della «Wehrmacht». Ben descrive il generale Caruso la vita nella Roma
occupata in quel momento di stallo: “soltanto coloro che vissero a Roma quei
mesi di passione, possono avere un’idea sia pure approssimativa, di quelle che
sono state le sofferenze, i rischi, il tormento dei patrioti del Fronte clandestino
romano. La battaglia infuriava a pochi chilometri dalla Capitale; appena fuori
dalle porte, incombente era la minaccia degli aerei. […] In città l’atmosfera
pesante dell’insidia, dell’agguato, della delazione. Ronde indagatrici, dall’aspetto
truculento, rinnegati vestiti dei panni più rassicuranti, mercenarie accostanti e
pronte al tradimento per una vile mercede. […] Nella notte fonda il silenzio era
spesso interrotto dal crepitio di un fucile mitragliatore o dalle voci autoritarie
del bargello teutonico. Lontano, il tambureggiare dei cannoni” .
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Roma era soggetta a retate e rastrellamenti che interessavano interi quar-
tieri, sale cinematografiche, tram, ristoranti. In questo clima di incertezza note-
vole è stata l’ospitalità della Chiesa ai carabinieri, un importante luogo di acco-
glienza fu il collegio “Propaganda Fide”: «[Dove] c’era un clima umano e cor-
diale, senza tensioni con gli ospiti. Mancavano i politici, presenti invece in
Laterano. Oltre agli ebrei, molti militari. Tra essi il generale Caruso, l’ammira-
glio Lais (che lasciò il rifugio perché trovava le condizioni di vita insoddisfacen-
ti) e vari altri ufficiali. Non mancavano gli sfollati. Il Collegio Nordamericano,
adiacente all’area, in una difficile situazione perché statunitense, dipendeva da
Propaganda per i rifornimenti (qui erano ospitati alcuni militari alleati e ufficiali
di Stato Maggiore Italiano) . Suor Pascalina, la governante del papa, prendeva
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alcuni alimenti per Pio XII dallo stesso Collegio di Propaganda Fide .
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E anche la vicina Curia generalizia dei gesuiti, che accoglieva qualche clan-
destino, era rifornita di carne dal mattatoio del Collegio. Qui era nascosto Silvio
D’Amico, che si recava nell’area gianicolense per servirsi dello studio dentistico
a disposizione degli ospiti ». Alcune attività del Laterano erano messe a favore
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della clandestinità, anche per i carabinieri: l’Istituto per le Opere di Religione, la
banca vaticana, trasmetteva somme di denaro a vario titolo, per essere distribuite
(55) Cfr. F. CARUSO, ivi, pag. 44.
(56) Cfr. F. CARUSO, Ibidem, pag. 46.
(57) Cfr. F. CARUSO, Ibidem, pag. 180.
(58) Antonazzi arguisce che Pio XII doveva esserne informato perché disse alla superiora delle
suore del collegio: «grazie di quello che fa per me», A. RICCARDI, ibidem, p. 255. Utilizzava la
carne perché quella disponibile in Vaticano era dura.
(59) La congregazione di Propaganda Fide, come si è visto con la cittadella del Gianicolo Riccardi
pagg. 204-205.
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