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TRIBUNA DI STORIA MILITARE



                  […] Le interruzioni invece di linee telefoniche ed elettriche avevano avuto
             inizio fin dai giorni immediatamente successivi alla data di deportazione dei
             carabinieri, da parte di coloro i quali, sfuggiti alla cattura, si sforzavano di osta-
             colare ed intralciare in ogni modo l’opera del nemico, nell’intento di vendicare
             anche  la  sorte  crudele  dei  compagni  caduti  sotto  gli  artigli  della  ferocia
             nazista ;
                   (45)
                  ➢ l’ultima, che va dalla fine di gennaio 1944 alla liberazione di Roma, a cui
             parteciparono ventuno nuclei, divisi in 140 squadre, è quella che si potrebbe
             chiamare dell’antisabotaggio, in cui l’azione tendeva «a prevenire e ad impedire
             atti di vandalismo, devastazioni, saccheggi, ecc., sia da parte delle truppe tede-
             sche, che da parte degli elementi torbidi i quali come è noto, approfittano di
             ogni sconvolgimento, per compiere ruberie, vendette e distruzioni ».
                                                                             (46)
                  Roma viveva una situazione esplosiva, ogni notte c’erano sparatorie, azio-
             ni violente, la paura di bombardamenti dilagava, ma la fame era la maggiore dif-
             ficoltà ed il maggior peso per i romani. I carabinieri facenti capo a Caruso, si
             integrarono e collaborarono con altri 1.800 carabinieri riunitisi intorno ad altre
             organizzazioni clandestine (bande composte da militari, da civili e da partiti);
             tante erano gli incontri e gli scambi, non sempre sereni tra le organizzazioni
             composte  da  militari,  rappresentate  da  Cordero  Lanza  di  Montezemolo,  le
             altre e il CLN. Il Fronte Militare Clandestino servendosi dei carabinieri aveva
             fatto pensare a scopi reconditi e creato qualche diffidenza tra le altre organiz-
             zazioni della Resistenza. Al di là di ogni dubbio all’Arma dei Carabinieri poteva
             essere assegnato il compito della tutela dell’“ordine pubblico” durante l’abban-
             dono di Roma da parte dei Tedeschi. Così si svolsero le trattative tra il CLN e
             il generale Caruso “al corrente dei sospetti che le formazioni carabinieri ai suoi
             ordini avevano suscitato tra i partiti, avvalendosi della azione di ufficiali parti-
             colarmente idonei, tra i quali è doveroso citare il Capitano Manconi, […] cercò
             di divulgare gli scopi dell’organizzazione dell’Arma in seno alle altre formazioni
             partigiane. Si riuscì in tal modo a fraternizzare nella lotta con tutti coloro che si
             volevano realmente battere contro l’oppressore”.
                  Tutto questo rispettando le direttive espresse nella circolare del Comando
             Supremo n. 333/O.P., del 10 dicembre 1943 dove si prevedeva che i comandan-
             ti in indirizzo operano alle dipendenze del Comando Supremo; sono militari in
             servizio e come tali non hanno alcun colore politico, né di destra né di sinistra.
             I partiti devono essere tuttavia i loro migliori alleati: sul piano della guerra al
             tedesco; ai fini del mantenimento dell’ordine pubblico... .
                                                                   (47)
             (45)  Cfr. F. CARUSO, Ibidem, pag. 30.
             (46)  Cfr. F. CARUSO, Ibidem, pag. 31.
             (47)  Cfr. F. CARUSO, Ibidem, pag. 33.

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