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IL GENERALE FILIPPO CARUSO E LA SUA ORGANIZZAZIONE A ROMA
                              NEI NOVE MESI DELL’OCCUPAZIONE NAZIFASCISTA



               lizzazione di numerosi automezzi;
                     ➢ il colpo di mano, in viale delle Medaglie d’Oro, contro una autocolonna
               tedesca in sosta, per effetto del quale i militari dell’Arma entrano in possesso di
               numerose armi automatiche con munizioni che vengono subito impiegate con-
               tro il nemico;
                     ➢ l’attacco, ad Acqua Traversa, di un deposito tedesco di viveri, che assi-
               curava approvvigionamenti per le unità del «Fronte»;
                     ➢ il forzamento, nella stazione ferroviaria di Monte Mario, di un convoglio
               germanico dal quale sono sottratti vari mortai e centinaia di cassette di bombe
               a mano;
                     ➢ l’assalto contro l’autoparco nazista della Portuense;
                     ➢ la distruzione di ingente materiale ivi immagazzinato;
                     ➢ il lancio di bombe a mano nel cortile interno del comando delle SS di
               via Tasso.
                     Al di fuori di Roma si segnalano i sabotaggi, gli scontri che si sviluppano
               nelle zone più delicate e in ogni direzione oltre al deragliamento di un convoglio
               tedesco sulla ferrovia Roma-Napoli, attuato nel dicembre del 1943, rappresenta
               uno dei punti più salienti della guerriglia condotta dall’Arma: l’attacco provoca
               un disastro di vaste proporzioni e la distruzione di ingente materiale bellico .
                                                                                         (32)
                     Il brigadiere Votto e il capitano Aversa si integrarono nel Fronte militare
               clandestino. Votto invitò il generale Alessandro Santi, ad assumere un posto di
               direzione o di comando in seno alle formazioni dell’Arma e tenne i contatti con
               la “banda Valenti”, composta prevalentemente da paracadutisti.
                     La formazione De Sanctis-Blundo-Bersanetti si consolidava su quindici
               nuclei  comandati  dai  capitani  Gargini  Ugo,  Menichetti  Sabino,  Vinciguerra
               Enrico; tenenti Rodriguez Pereira Romeo, Fontana Genserico, Tanzi Gaetano,
               Castellani  Mario,  Graziani  Pasquale,  Pantaleo  Aurelio,  Sargiacomo  Vittorio,
               Vescovo  G.  Battista;  dai  marescialli  Maiorana  Michele,  Silvestri  Quirino,
               Stroppiana Pietro; dai brigadieri Castorino Antonio e Iannetti Ettore .
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                     Il  maggiore  Ugo  De  Carolis  fu  nominato  Capo  di  Stato  Maggiore  del
               Fronte clandestino e Pietro Manconi sottocapo.
                     Le formazioni territoriali facenti parte dell’Organizzazione Caruso aveva-
               no un vantaggio rispetto ad altri gruppi: provenendo dalle “stazioni” di Roma
               conoscevano a fondo l’ambiente dove operavano, riuscendo così ad estendere
               una vasta rete informativa. Furono compilati elenchi dei collaboratori con i tede-
               schi prevenendo le mosse dei nazifascisti contro patrioti.


               (32)  Cfr. A. Ferrara (a cura di), I Carabinieri nella Resistenza e nella Guerra di Liberazione, ENTE EDI-
                     TORIALE PER L’ARMA DEI CARABINIERI, Roma, 1978, pagg. 40-41.
               (33)  Cfr. F. CARUSO, Ibidem, pagg. 11-12.

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