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IL GENERALE FILIPPO CARUSO E LA SUA ORGANIZZAZIONE A ROMA
                              NEI NOVE MESI DELL’OCCUPAZIONE NAZIFASCISTA



                     I settemila uomini, che sfuggirono alla cattura e alla deportazione, partecipa-
               rono alle prime avvisaglie della “lotta di Liberazione”. L’apporto dato dai carabi-
               nieri sia con il Fronte Militare Clandestino sia con le bande composte da civili fu
               notevolissimo; e come dice lo stesso Generale Caruso «essi comunque e dovunque
               servirono la Patria, rimanendo sempre estranei ad ogni ideologia di partito».
                     Il  28  novembre,  il  colonnello  di  Stato  Maggiore  Cordero  Lanza  di
               Montezemolo, in nome del governo del Sud, conferì al generale in congedo, Filippo
               Caruso  il comando del Fronte clandestino dell’Arma , designando suo capo di
                                                                  (23)
                      (22)
               Stato Maggiore il maggiore Ugo De Carolis. L’inquadramento dei carabinieri nel
               Fronte Militare Clandestino di Roma, come sostiene Sabrina Sgueglia della Marra
               “fu uno dei problemi più complessi fra quelli cui si dovette far fronte, soprattutto in quanto il gene-
               rale Mischi, posto da Mussolini alle dirette dipendenze di Wolff, fu incaricato di costituire reparti
               da impiegare nella lotta antipartigiana. Pertanto, dopo la tentata eliminazione dell’Arma, a Roma
               molti ufficiali tradirono, con vari espedienti, i propri uomini datisi alla macchia e applicando gli
               ordini ricevuti dalle autorità naziste, cercarono di ostacolarne con ogni mezzo la fuga per consegnarli
               ai tedeschi. Ciò contribuì alla diffusione di una profonda diffidenza dei militi nei confronti dei propri
               superiori la cui credibilità, peraltro, era stata fortemente minata dai tristi avvenimenti della difesa
               di Roma. Altra difficoltà da superare fu l’esigua disponibilità di fondi che non permise all’Ufficio
               di Collegamento di sostenere adeguatamente i carabinieri durante i nove mesi d’occupazione” .
                                                                                       (24)
                     Le unità dei partecipanti alla “causa della libertà” impegnate a Roma e nel
               Lazio possono essere così stimate:
                     ➢ 5.766 ufficiali, sottufficiali e truppa operanti nelle bande carabinieri del
               generale Caruso;
                     ➢ duemila circa, erano divisi in formazioni varie;
                     ➢ mille circa, vivevano alla macchia in Roma e suburbio.
                     Novemila militari dell’Arma, vivevano alla macchia a Roma e erano riusciti
               a creare una fitta rete informativa contro dei nazifascisti.
                     Nel Lazio, l’Arma poté contare su 1.200 carabinieri in provincia di Roma,
               180 in provincia di Latina, 250 in provincia di Frosinone, trecento in provincia
               dell’Aquila, 280 in provincia di Terni .
                                                   (25)
                     Le Forze dei carabinieri che furono collocate a Roma ebbero il seguente
               schieramento:

               (22)  Cfr. A.U.S.S.M.E., N.l-10, Diari 2ª Guerra mondiale, b. 3022, f. 27. “Relazione sull’attività svolta
                     dall’organizzazione dei CC.RR. (Banda Caruso) del Fronte Clandestino di Resistenza dalla
                     sua costituzione all’8 giugno 1944”, Fronte Clandestino di Resistenza dei CC.RR. in Roma
                     (Banda Caruso), 16-6-1944.
               (23)  Cfr. A.U.S.S.M.E., 1-3, b.149, f. 2.
               (24)  Cfr. S. SGUEGLIA DELLA MARRA, Montezemolo e il fronte militare Clandestino, Stato Maggiore
                     dell’Esercito, Roma, 2008, pagg. 154-155.
               (25)  Cfr. F. CARUSO, Ibidem, pag. 42.

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