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IL GENERALE FILIPPO CARUSO E LA SUA ORGANIZZAZIONE A ROMA
NEI NOVE MESI DELL’OCCUPAZIONE NAZIFASCISTA
Dalla documentazione degli archivi americani e dai messaggi riguardanti il
traffico telegrafico di Herbert Kappler, è emerso che il colonnello delle SS,
aveva voluto che prima della deportazione degli ebrei romani, fosse neutraliz-
zata l’Arma dei Carabinieri considerata “inaffidabile”, in quanto svolgendo, uni-
tamente agli agenti della PAI, funzioni di ordine pubblico, avrebbe certamente
sabotato l’operazione, simulando una finta collaborazione come altre volte era
avvenuto . Il 5 ottobre il Comando germanico emanò con l’avallo di Graziani,
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direttamente al generale dei CC.RR., Mischi, alla presenza di Pavolini e di
Buffarini Guidi , la direttiva che prevedeva la deportazione di tutti i carabinieri
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dalla Capitale, disposizioni che le unità naziste ricevono in gran segreto il 6 otto-
bre. Gli uomini dell’Arma devono essere privati delle armi e gradualmente sosti-
tuiti dalla PAI (Polizia Africa Italiana), in particolare gli ufficiali devono essere
trattenuti «nei rispettivi alloggi sotto pena, in caso di disobbedienza, di esecuzio-
ne sommaria e di arresto delle rispettive famiglie». Di conseguenza tutti dovran-
no essere deportati in Germania. Il generale di brigata Filippo Caruso,
Comandante dell’Arma obbedì al comando diramato durante la notte del 7 otto-
bre, ma, alcuni ufficiali appartenenti ai comandi territoriali, ai comandanti di sta-
zione, ai reparti mobili e ai servizi speciali si organizzarono per combattere il
“nuovo” nemico. Ancor prima che l’operazione di rastrellamento tedesca fosse
terminata, molti carabinieri riuscirono ad attuare il passaggio all’organizzazione
clandestina; altri invece, impegnati in servizi di istituto a favore delle popolazioni,
non ebbero la possibilità di sottrarsi all’accerchiamento, ma riuscirono ad aller-
tarne molti e ad allontanarli, prima che gli edifici venissero invasi dalle truppe
germaniche . Questo permise a circa seimila carabinieri di sfuggire alla cattura
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disperdendosi. Il generale Presti, allora capo della Polizia, temendo di lasciare i
romani ai soprusi delle SS assegnò alla PAI le stazioni ed i posti di blocco gestiti
precedentemente dai carabinieri, e nel contempo avvisò i reparti dei CC.RR. .
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Sei giorni dopo, il 7 ottobre , i tedeschi penetrarono nella sede del
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Comando generale e in tutte le caserme di Roma al fine di prelevarne i militi e
trasferirli al Nord .
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(13) Cfr. R. KATZ, Roma città aperta, Il Saggiatore, Milano 2003, pag. 103; R. ORAZIO, Nuove rivela-
zioni degli archivi USA, in LA REPUBBLICA, sabato 1° luglio 2000, pag. 10.
(14) A.C.S., Ministero della Real Casa, Ufficio del Primo aiutante di campo. Serie speciale, b. 82, f. 44.
(15) Cfr. A.U.S.S.M.E., N.l-10, Diari 2ª Guerra mondiale, b. 3022, f. 27, “Relazione sull’attività
svolta dall’organizzazione dei CC.RR. (Banda Caruso) del Fronte Clandestino di Resistenza
dalla sua costituzione all’8 giugno 1944”, Fronte Clandestino di Resistenza dei CC.RR. in
Roma (Banda Caruso), 16 giugno 1944. Il carteggio A.U.S.S.M.E. è consultabile presso
lo Stato Maggiore dell’Esercito. Ufficio Storico.
(16) Cfr. A.C.S., Ministero della Real Casa, Ufficio del Primo aiutante di campo, Serie speciale, b. 82,
f. 44.
(17) Cfr. A.C.S., Ministero della Real Casa, Ufficio del Primo aiutante di campo, Serie speciale, b. 82,
f. 44.
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