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TRIBUNA DI STORIA MILITARE



                  La Medaglia d’Oro al Valor Militare è stata attribuita, anche, alla Bandiera
             di Guerra dell’Arma dei Carabinieri per il contributo offerto alla Resistenza e
             alla Guerra di Liberazione .
                                      (5)
                  Con l’8 settembre 1943 l’Arma dei Carabinieri intervenne subito parteci-
             pando attivamente sia alla “difesa di Roma”, con l’unità della Legione allievi, il
             Gruppo Squadroni Territoriale e della Compagnia S.M.R.E. , sia alla battaglia
                                                                       (6)
             di Monterotondo, sede dello “Stato Maggiore”.
                  Molto alto fu il contributo degli ufficiali: il capitano Aversa, Martire alle
             Fosse Ardeatine a cui fu attribuita la medaglia d’oro al Valor Militare alla memo-
             ria , così ricordava: «Siamo rimasti solo noi Carabinieri a fronteggiare gli eccessi dei tede-
               (7)
             schi ai danni della popolazione che abbiamo il dovere di proteggere anche se non ci sono stati
             impartiti specifici ordini. Per questo, nessuno di noi, deve abbandonare il suo posto.
                  tratto in arresto, malgrado la minaccia delle armi, riusciva, dopo furibonda colluttazione con
                  gli scherani nemici, ad inghiottire documento compromettente per la vita dei suoi più diretti
                  collaboratori. Tradotto al carcere di via Tasso e sottoposto ad estenuanti interrogatori e cru-
                  deli sevizie, manteneva contegno fiero e sprezzante rifiutando qualsiasi rivelazione pur non
                  avendo taciuto la sua qualità di comandante di bande armate. Alla vigilia della liberazione,
                  nell’imminenza dell’esecuzione capitale decretata nei suoi confronti dal nemico, pur consa-
                  pevole della sorte che lo attendeva, con sovrumana serenità e con stoicismo di martire scri-
                  veva alla moglie parole sublimi di esortazione e di rassegnazione ed espressioni nobilissime
                  per il destino della Patria e delle persone care. Rincuorava poscia i compagni di prigionia,
                  esaltandone il sacrificio e lanciava in faccia agli sgherri teutonici il grido irrefrenabile “Viva
                  l’Italia”. Evaso miracolosamente all’ultima ora ed ancora dolorante e sanguinante per le gravi
                  ferite infertegli dai suoi aguzzini, correva a riprendere il comando dei reparti carabinieri ope-
                  ranti a tutela della Capitale. Segnava così traccia leggendaria delle sue eroiche virtù militari e
                  del sublime amor di Patria».
             (5)  La motivazione è la seguente: «Dopo l’armistizio dell’otto settembre 1943, in uno dei periodi
                  più travagliati della storia d’Italia, in Patria e oltre confine, i carabinieri frazionati nell’azione
                  ma uniti nella fedeltà alle gloriose tradizioni militari dell’Arma, dispiegarono sia isolati, sia
                  nelle formazioni del Corpo Volontari della Libertà e nelle unità operanti delle Forze Armate
                  eminenti virtù di combattenti, di sacrificio e di fulgido valore, attestate da 2.735 caduti, 6.521
                  feriti, oltre cinquemila deportati. Le ingenti perdite e le 723 ricompense al valor militare affi-
                  dano alla storia della prima arma dell’Esercito la testimonianza dell’insigne contributo di così
                  eletta schiera di carabinieri alla Guerra di Liberazione, tramandandola a imperituro ricordo.
                  Zona di operazioni, 8 settembre 1943 - 25 aprile 1945» - Roma, decreto del Presidente della
                  Repubblica 2 giugno 1984.
             (6)  Cfr.  F.  CARUSO,  L’arma  dei  Carabinieri  in  Roma  (8  settembre  1943  -  4  giugno  1944),  Istituto
                  Poligrafico dello Stato, Roma, 19492, pag. 3.
             (7)  La motivazione è la seguente: «Ufficiale dei CC.RR. comandante di una compagnia della
                  Capitale, opponeva dopo l’armistizio all’azione aperta ed alle mene subdole dell’oppressore
                  tedesco  e  del  fascismo  risorgente,  il  sistematico  ostruzionismo  proprio  e  dei  dipendenti.
                  Sfidava ancora i nazi-fascisti sottraendo i suoi uomini ad ignominiosa cattura. Riannodate le
                  fila e raccolti numerosi sbandati dell’Arma, ne indirizzava le energie alla lotta clandestina;
                  cooperando con ardore, sprezzo di ogni rischio a forgiarne sempre più vasta e potente com-
                  pagine. Arrestato dalla polizia tedesca come organizzatore di bande armate, sopportava per
                  due mesi nelle prigioni di Via Tasso sevizie e torture che non valsero a strappargli alcuna
                  rivelazione. Fiaccato il corpo, indomito nello spirito, sempre drizzato fieramente contro i
                  nemici della Patria, cadeva sotto la mitraglia del plotone di esecuzione alle Fosse Ardeatine».
                  (Fronte Militare della Resistenza - Fosse Ardeatine - 8 settembre 1943 - 24 marzo 1944).

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