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IL GENERALE FILIPPO CARUSO E LA SUA ORGANIZZAZIONE A ROMA
                              NEI NOVE MESI DELL’OCCUPAZIONE NAZIFASCISTA



                     La  Resistenza  romana  si  radicò  intorno  ai  partiti  del  CLN  (Comitato  di
               Liberazione  Nazionale),  ai  militari  «badogliani»  (definiti  così  dai  tedeschi  e  dai
               fascisti), o anche spontaneamente intorno ai suoi cittadini inermi. Quello che col-
               pisce di più è l’atteggiamento diffuso della gente, che non si rassegnava e soprat-
               tutto che non credeva all’occupante (per i tedeschi è stato comprensibile fin dal-
               l’inizio), che tentava di sopravvivere e che aiutava i ricercati a vivere e a nasconder-
               si. In fondo il Popolo romano aspettava “gli Alleati come liberatori, i soli capaci di
               allontanare lo spettro del conflitto” . L’Arma dei Carabinieri , in questi frangenti,
                                                (1)
                                                                        (2)
               riuscì a trovare oltre all’obiettivo morale anche la capacità di organizzarsi tempe-
               stivamente, emergendo come protagonista all’interno della Guerra di Liberazione
               e della Resistenza, in coerenza con le sue tradizioni secolari di fedeltà e per la difesa
               delle Istituzioni dello Stato. L’Arma dei Carabinieri già a partire dal luglio 1943,
               quando  gli  Alleati  sbarcarono  in  Sicilia  dove  i  Reparti  Carabinieri
               dell’Organizzazione Territoriale e come previsto dalle convenzioni internazionali,
               rimanevano al proprio posto per garantire l’ordine pubblico schierandosi a favore
               della popolazione. In tutto il Paese tutte le sue strutture, dai più piccoli nuclei alle
               formazioni di consistenza massiccia, le migliaia di stazioni, le tenenze, le compa-
               gnie e unità superiori, divennero centri clandestini, in cui operavano con eroismo
               i Carabinieri, siano stati Ufficiali, sottufficiali o truppa, nell’unità e nella mancanza
               di direttive seppero dare un impulso rilevante alla lotta contro le forze nazifasciste.
               Molto di questa partecipazione attiva deve essere attribuita all’Organizzazione del
               Generale Filippo Caruso , Medaglia d’Oro al Valor Militare .
                                       (3)
                                                                        (4)
               (*)   Articolo sottoposto a referaggio anonimo.
               (1)   Cfr. A. RICCARDI, L’inverno più lungo 1943-1944: Pio XII gli Ebrei e i Nazisti a Roma, Laterza,
                     2008, Bari, pag. X.
               (2)   Si ringrazia il Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri e l’Archivio Storico dell’Arma dei
                     Carabinieri per il materiale documentario messo a disposizione per questa ricerca.
               (3)   Il generale di divisione dei carabinieri Filippo Caruso nacque a Casole Bruzio (Cosenza) il 24 ago-
                     sto 1884 e morì a Roma il 12 settembre 1979. Nel 1904 si arruolò come allievo ufficiale. Tra il
                     1911 ed il 1912 combatté nella guerra italo-turca. Nel luglio 1914 si trasferì nell’Arma dei carabi-
                     nieri. Partecipò alla Prima Guerra mondiale nell’11ª Divisione sul Medio Isonzo e nella 114ª (pre-
                     posta al Comando Supremo), dove fu insignito nel gennaio 1916 e nel novembre, di due medaglie
                     di bronzo al Valor Militare. Promosso capitano nel 1918 fu encomiato per il suo comportamento
                     nel corso dell’avanzata su Trento e Bolzano, dell’ottobre-novembre 1918. Dal dicembre 1918 al
                     luglio 1919 organizzò il “servizio territoriale” in Alto Adige ed in Dalmazia; quindi si trasferì a
                     Firenze al comando di una Compagnia del Battaglione Mobile. Nell’aprile 1925 fu nominato mag-
                     giore nella Legione carabinieri di Livorno, quindi ritornò a Firenze al comando della Divisione
                     interna dei carabinieri, dove fu promosso tenente colonnello e riportò encomio solenne per ser-
                     vizi di istituto. Dall’ottobre 1931 al settembre 1933 divenne comandante del distaccamento Allievi
                     carabinieri di Torino. Si spostò in Sicilia dal settembre 1933 al gennaio 1935 presso l’Ispettorato
                     Generale di P.S. Nel 1937 fu nominato colonnello e operò presso la Legione di Ancona. Nel gen-
                     naio 1942 fu promosso generale di Brigata congedandosi su domanda nel marzo 1943.
               (4)   La motivazione è la seguente: «All’atto dell’armistizio, sebbene non più in servizio, si schierava con-
                     tro l’aggressore tedesco formando e alimentando personalmente le prime organizzazioni armate
                     clandestine. Comandante di formazioni partigiane di carabinieri operanti in Roma, identificato e

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