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TRIBUNA DI STORIA MILITARE
Un ultimo consiglio: doveva essere inflessibile con i furfanti perché la sco-
perta di un contabile infedele è una vittoria guadagnata per l’amministrazione
finanziaria e doveva inoltre impedire che l’esercito francese facesse il contrabban-
do. Molto moderno al riguardo il pensiero dell’Imperatore dei francesi nel secolo
XVIII/XIX. Uno dei consigli che elargì al giovane figliastro può lasciare perples-
si: lo invitava a contornarsi di giovani italiani perché i vecchi son buoni a nulla.
Probabilmente si riferiva al fatto che i giovani italiani erano più propensi a accet-
tare le novità politiche, ideologiche, sociali e economiche importate dai francesi,
mentre i vecchi nobili e militari ritenevano che niente dovesse cambiare perché
fino a quel momento ‘si era sempre fatto così’. In effetti dimostrava una buona
conoscenza psicologica delle classi governative o comunque di élite… anche se
alla sua sconfitta appunto la massa aveva linciato il Ministro delle Finanze Prina
che aveva collaborato con lui, come sopra ricordato. Dunque non tutte le inno-
vazioni erano state accettate di buon grado; né dai giovani né dai meno giovani.
Come commento finale posso solo aggiungere che la lettura e l’analisi di
questa missiva così personale del Corso illuminano bene la realtà di una intelli-
genza e di una personalità fuori dal comune, unita a una certa furbizia data dal-
l’apprendimento rapido dei primissimi insuccessi seguiti da grandi successi,
finiti con un esilio molto lontano. Un uomo indubbiamente alquanto narcisista
e molto conscio delle sue prerogative: il ‘mio’ Regno d’Italia, le ‘mie scuderie’,
la ‘mia Casa’; un indubbio accentratore e forse ne aveva tutte le ragioni in
quell’epoca. Da una repubblica sanguinaria e rivoluzionaria, provenendo da una
famiglia corsa di rango modesto, aveva ristabilito non una Monarchia ma addi-
rittura un Impero, alleandosi con il matrimonio a una nobile e potentissima
Casa europea, quella degli Asburgo. Aveva fatto dei suoi famigliari e affini, prin-
cipi e principesse dal nulla, creando una Corte, diversa dalla borbonica, ma pur
sempre brillante orientatrice di pensieri e costumi. Anche di questi suoi parenti
spesso non si fidava perché aveva capito benissimo che non tutti avevano la sua
struttura mentale e le sue capacità.
Sono molto rivelatrici della sua personalità anche le lettere alla prima
moglie Giuseppina: nonostante una certa differenza di età (lei era più grande di
lui), non solo l’aveva sposata, dimostrando una volontà che non si curava di
simile problema, con uno spessore di uomo non comune. In realtà le era rima-
sto accanto anche dopo il secondo matrimonio imposto dalla necessità di dare
un erede a un Impero che, però, sarebbe finito prima che il tanto atteso Aiglon
potesse aspirare al trono. Quelle inviate a Maria Luigia d’Asburgo erano molto
attente all’ossequio, alla ricerca delle parole giuste e accurate: a una arciduchessa
asburgica, ancorché moglie e imperatrice, si poteva solo scrivere in modo accu-
ratamente formale e a volte anche un po’ freddo.
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