Page 186 - Rassegna 2020-3
P. 186

TRIBUNA DI STORIA MILITARE



                  Un ultimo consiglio: doveva essere inflessibile con i furfanti perché la sco-
             perta di un contabile infedele è una vittoria guadagnata per l’amministrazione
             finanziaria e doveva inoltre impedire che l’esercito francese facesse il contrabban-
             do. Molto moderno al riguardo il pensiero dell’Imperatore dei francesi nel secolo
             XVIII/XIX. Uno dei consigli che elargì al giovane figliastro può lasciare perples-
             si: lo invitava a contornarsi di giovani italiani perché i vecchi son buoni a nulla.
             Probabilmente si riferiva al fatto che i giovani italiani erano più propensi a accet-
             tare le novità politiche, ideologiche, sociali e economiche importate dai francesi,
             mentre i vecchi nobili e militari ritenevano che niente dovesse cambiare perché
             fino a quel momento ‘si era sempre fatto così’. In effetti dimostrava una buona
             conoscenza psicologica delle classi governative o comunque di élite… anche se
             alla sua sconfitta appunto la massa aveva linciato il Ministro delle Finanze Prina
             che aveva collaborato con lui, come sopra ricordato. Dunque non tutte le inno-
             vazioni erano state accettate di buon grado; né dai giovani né dai meno giovani.
                  Come commento finale posso solo aggiungere che la lettura e l’analisi di
             questa missiva così personale del Corso illuminano bene la realtà di una intelli-
             genza e di una personalità fuori dal comune, unita a una certa furbizia data dal-
             l’apprendimento  rapido  dei  primissimi  insuccessi  seguiti  da  grandi  successi,
             finiti con un esilio molto lontano. Un uomo indubbiamente alquanto narcisista
             e molto conscio delle sue prerogative: il ‘mio’ Regno d’Italia, le ‘mie scuderie’,
             la  ‘mia  Casa’;  un  indubbio  accentratore  e  forse  ne  aveva  tutte  le  ragioni  in
             quell’epoca. Da una repubblica sanguinaria e rivoluzionaria, provenendo da una
             famiglia corsa di rango modesto, aveva ristabilito non una Monarchia ma addi-
             rittura un Impero, alleandosi con il matrimonio a una nobile e potentissima
             Casa europea, quella degli Asburgo. Aveva fatto dei suoi famigliari e affini, prin-
             cipi e principesse dal nulla, creando una Corte, diversa dalla borbonica, ma pur
             sempre brillante orientatrice di pensieri e costumi. Anche di questi suoi parenti
             spesso non si fidava perché aveva capito benissimo che non tutti avevano la sua
             struttura mentale e le sue capacità.
                  Sono  molto  rivelatrici  della  sua  personalità  anche  le  lettere  alla  prima
             moglie Giuseppina: nonostante una certa differenza di età (lei era più grande di
             lui), non solo l’aveva sposata, dimostrando una volontà che non si curava di
             simile problema, con uno spessore di uomo non comune. In realtà le era rima-
             sto accanto anche dopo il secondo matrimonio imposto dalla necessità di dare
             un erede a un Impero che, però, sarebbe finito prima che il tanto atteso Aiglon
             potesse aspirare al trono. Quelle inviate a Maria Luigia d’Asburgo erano molto
             attente all’ossequio, alla ricerca delle parole giuste e accurate: a una arciduchessa
             asburgica, ancorché moglie e imperatrice, si poteva solo scrivere in modo accu-
             ratamente formale e a volte anche un po’ freddo.


             182
   181   182   183   184   185   186   187   188   189   190   191