Page 185 - Rassegna 2020-3
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UNA LUCIDA LEZIONE DI VITA
                      NAPOLEONE SCRIVE A EUGENIO DE BEAUHARNAIS, VICERÉ D’ITALIA



                     Napoleone era molto geloso delle sue lettere tanto da invitare Eugenio a
               non mostrarle a nessuno e per nessuna ragione: non si doveva sapere che i due
               si  scrivevano  così  frequentemente.  Con  ogni  probabilità  voleva  evitare  che
               l’autorità del giovane Viceré fosse sminuita agli occhi dei suoi amministrati.
                     Eugenio doveva avere un luogo preciso dove nessuno potesse entrare,
               nemmeno il segretario personale o un tal Méjan, segretario dei comandi militari,
               ben noto all’imperatore e da lui stimato. Costui sarebbe stato sicuramente utile
               finché non fosse stato alla ricerca di danaro…e probabilmente non lo avrebbe
               mai fatto per non perdere la fiducia di un tal augusto protettore e del suo diretto
               capo in quel momento. Soprattutto occorreva tenerlo ben ‘allenato’ al lavoro, a
               disposizione per le chiamate di giorno e di notte perché, se avesse preso l’abi-
               tudine di lavorare solamente ad orari fissi e avere del tempo libero per distrarsi,
               sarebbe poi servito a niente. Quindi per l’Imperatore i collaboratori dovevano
               essere disponibili notte e giorno: un Capo molto esigente.
                     Per lui, il giovane Viceré doveva evitare che, come facevano molti francesi,
               il buon Méjan, magari per lontananza dalla Francia, iniziasse a disprezzare pub-
               blicamente il suo Paese, con una nota di malinconia…perché in realtà i francesi,
               a suo scrivere, si sentivano bene solo a casa. Dunque Napoleone considerava i
               suoi compatrioti dei provinciali se, lontani dalla patria, cadevano in depressione
               e gli italiani, dei dissimulatori: un buon viatico per il governo dell’Italia.
                     L’Imperatore si raccomandava poi di tenere in ordine la ‘sua’ Casa (ma
               Maison), le sue scuderie (mes écuries), e almeno ogni otto giorni chiudere la con-
               tabilità  perché  lì  non  sapevano  bene  amministrare  quei  fondi  che  lui  stesso
               inviava ogni due mesi per pagare i ministri. Di conseguenza, per lo stesso lasso
               di tempo, doveva inviargli lo stato delle domande finanziarie di ogni ministro e
               insieme a queste richieste la situazione del Tesoro pubblico e le spese effettuate
               nei due mesi precedenti. Doveva altresì mandargli la lista minuziosa del lavoro
               svolto dai ministri, i verbali del Consiglio di Stato, un rapporto sullo stato delle
               truppe e i rapporti di polizia. Praticamente voleva sapere tutto, lasciando molta
               poca autonomia al suo giovane sostituto in Italia. Alla fine, sottolineando che le
               funzioni di Viceré erano importanti, riconosceva che il considerevole impegno
               (besogne) era gravoso.
                     Dopo  tutte  queste  raccomandazioni  veniva  l’esortazione  allo  studio.
               Eugenio doveva impegnarsi a conoscere la storia di tutte le città che compone-
               vano il regno d’Italia (mon royaume); era importante e di grande utilità visitare
               tutte le piazzeforti e quelle posizioni che si erano rivelate importanti e celebri
               per alcuni combattimenti anche perché Napoleone riteneva che, ancor prima
               dei trent’anni, Eugenio avrebbe dovuto affrontare altre battaglie, anche in Italia,
               e quindi era molto importante la conoscenza del territorio per un futuro.


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