Page 182 - Rassegna 2020-3
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TRIBUNA DI STORIA MILITARE



                  Eugenio aveva un unico metodo, secondo lui, per conservare la benevo-
             lenza degli italiani: non accordare fiducia completa a nessuno, non dire ad alcu-
             no quello che pensasse dei ministri o degli alti ufficiali che lo contornavano…
             era  questo  il  pensiero  non  tanto  recondito  alla  base  dei  comportamenti  di
             Napoleone: diffidare di tutti, specialmente dei diretti collaboratori? Per consi-
             gliare, probabilmente lo adottava, prudenzialmente, in prima persona. E quindi
             occorreva dissimulare attentamente i propri pensieri e questo comportamento,
             naturale a una certa età, rimaneva solo un ‘affare di principio’ per chi era giova-
             ne. Quando per una volta si parla solo secondo il cuore e senza necessità alcuna,
             bisogna  rendersi  conto  di  aver  fatto  un  errore,  per  non  rifarlo.  Forse
             Napoleone, in gioventù, aveva fatto questo errore, se ne era reso conto per le
             conseguenze subite e si era imposto di non replicarlo, raggiungendo rapida-
             mente il Primo Consolato e poi il resto, grazie anche alle sue straordinarie capa-
             cità militari. Forse solo a Giuseppina aveva svelato per intero quei suoi veri pen-
             sieri che, almeno nelle lettere rimaste, non aveva rivelato nemmeno alla seconda
             moglie, l’algida Asburgo, sposata per convenienza dinastica e alla quale si rivol-
             geva con grande ossequio maritale. Ecco dunque i consigli pratici da lui impar-
             titi per dissimulare i propri pensieri: mostrare alla popolazione che si governa
             una grande stima, ancor di più quando poi, nel corso del tempo, con una più
             approfondita conoscenza, questo sentimento viene a scemare molto, perché si
             notano le differenze tra un popolo e un altro. E di queste differenze Napoleone
             era assolutamente convinto tanto che consigliava al figliastro che, nel governare
             per il bene della popolazione italiana, pur nella stima che si può avere per situa-
             zioni locali, doveva far comprendere ai cittadini che alcuni dei costumi e abitu-
             dini locali dovevano cessare .
                                       (2)
                  Si ama di più chi ti fa comprendere che sei molto stimato: conoscenza
             dell’animo umano, senza illusioni. Questo dimostra la considerazione fatta a
             Eugenio che, nella sua posizione di Viceré, doveva persuadere gli italiani che li
             amava  moltissimo  e  doveva  coltivarne  la  lingua.  Doveva  assolutamente  fre-
             quentarli in società ma con attenzione a parlare perché si mostravano molto
             diversi negli incontri sociali da quelli privati: dunque, assicurare di provare quel-
             lo che essi provavano e amare quello che essi amavano, ma parlare il meno pos-
             sibile perché alla giovane età di Eugenio non vi era abbastanza istruzione o edu-
             cazione  per  permettergli  di  esprimersi  in  libertà  su  tanti  argomenti.  Grande
             prudenza, quindi auspicava, il patrigno imperatore nel trattare nobili e alti uffi-
             ciali nei salotti italiani. La prudenza consisteva anche nel saper ascoltare e una
             grande verità si imponeva: …il silenzio produce spesso lo stesso effetto di una
             conoscenza scientifica…

             (2)  In questo passo della lettera Napoleone non specifica di quali abitudini stia argomentando.

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