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TRIBUNA DI STORIA MILITARE
a. vari nuclei (complessivamente 2.500 uomini) costituiti in linea di massima
dai carabinieri del Gruppo interno, i quali si erano riuniti man mano attorno ai
propri sottufficiali ed a taluni ufficiali inferiori, facevano capo al capitano Aversa
che, a sua volta, aveva preso già contatto con il colonnello di S.M. Montezemolo;
b. altri nuclei (circa 2.800 uomini) appartenenti alla legione Lazio, Legione
allievi, Gruppo squadroni, Battaglione Mobile, Servizi speciali, ecc., organizzati
anch’essi da sottufficiali e ufficiali inferiori, erano radunati dal capitano Blundo
Carmelo e si appoggiavano al generale Tommasi, che faceva capo al Ministro,
generale Sorice;
c. altro reparto, denominato poi «Banda Manfredi» veniva costituito dai
marescialli maggiori dei CC. Scarano, Ferri e Carloni ed era assistito dal capitano
di complemento di artigleria, dott. Talli che faceva capo al dott. Enzo Selvaggi;
d. altro ancora che si denominò poi «Battaglione Hazon» radunato assie-
me a militari di altre armi dal brigadiere dei carabinieri Noto e dal
Vicebrigadiere Carbone, era aiutato dallo stesso barone Selvaggi e dal prof.
Patrissi;
e. altri 150 militari dell’Arma facevano parte della «Banda Filippo» (dott.
Rebecchi Nicola);
f. c’era poi un nucleo nella zona di Montesacro agli ordini del maresciallo
Paparo che riuniva i carabinieri delle stazioni di S. Agnese e di Montesacro ed
era in contatto col generale Sabatini;
g. il maresciallo della stazione di Muzio Clementi, De Angelis, aveva radu-
nato un altro nucleo di carabinieri che fece poi capo alla «Banda Mosconi» ;
(26)
h. c’erano infine delle piccole aliquote che si andavano agganciando ad
organizzazioni varie dei partiti, ecc. .
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(26) La “Banda Fulvi-Mosconi” era un gruppo operativo composto da 408 unità di cui sessanta
appartenenti all’Organizzazione Caruso, comandato dal tenente Fulvio Mosconi ed operava
a Monte Mario. Come molte “bande” aveva un cappellano militare, nel caso specifico era
don Morosini, il quale venne arrestato dalle SS il 4 gennaio del 1944, quando stava per giun-
gere presso il Collegio Leoniano in via Pompeo Magno 21. Fu detenuto a Regina Coeli nella
cella n. 382. Morosini venne accusato oltre che di aver passato agli Alleati la copia della
mappa del settore difensivo tedesco davanti a Cassino, anche del possesso di una pistola,
rinvenuta tra la sua biancheria, e del deposito di armi ed esplosivi nascosto nello scantinato
del Collegio Leoniano. Nonostante le pressioni esercitate dal Vaticano, fu fucilato il 3 aprile
1944 a Forte Bravetta. La motivazione della sua medaglia d’Oro al Valor Civile è la seguente:
«Sacerdote di alti sensi patriottici, svolgeva, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, opera
di ardente apostolato fra i militari sbandati, attraendoli nella banda di cui era cappellano.
Assolveva delicate missioni segrete, provvedendo altresì all’acquisto ed alla custodia di armi.
Denunciato ed arrestato, nel corso di lunghi estenuanti interrogatori respingeva con fierez-
za le lusinghe e le minacce dirette a fargli rivelare i segreti della resistenza. Celebrato con
calma sublime il divino sacrificio, offriva il giovane petto alla morte. Luminosa figura di sol-
dato di Cristo e della Patria». Roma, 8 settembre 1943 - 3 aprile 1944.
(27) Cfr. F. CARUSO, Ibidem, pagg. 9-10.
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