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TRIBUNA DI STORIA MILITARE




                  ➢ dai tenenti colonnelli Musco, Ercolani, Salvati, Simonetti e Boria;
                  ➢ dai maggiori Argenton e Santini;
                  ➢ da capitano Bodo di Albaretto e Battisti;
                  ➢ dai tenenti Rebecchi, Basevi e Bontempi.
                  Entro il mese di ottobre, l’organizzazione si allargò e Montezemolo decise
             di presentarsi non come comandante ma come capo di un ufficio di collega-
             mento costituito in Roma dal Comando Supremo.
                  In questa forma, sotto l’autorità del Comando Supremo e salva restando
             la disciplina, era consentito di dare ordini e direttive anche ad ufficiali di grado
             superiore e di prendere contatti con i partiti . Entrarono nell’organizzazione
                                                        (29)
             anche i tenenti colonnello Frignani e Bersanetti, il capitano Blundo e il colon-
             nello di Fanteria De Sanctis. Il generale Armellini fu nominato comandante
             militare della città di Roma e coordinatore delle attività delle bande esterne.
                  Il capitano Aversa, prese contatti col ten. colonnello Frignani, suo supe-
             riore diretto al momento dell’armistizio. I nuclei assistiti dal capitano Blundo
             unitamente a quelli alle dipendenze del generale Tommasi, passarono sotto il
             comando del colonnello di fanteria Giuseppe De Sanctis e del tenente colon-
             nello dei carabinieri Bruto Bixio Bersanetti. Il gruppo Aversa-Frignani si orga-
             nizzò su sei nuclei regolari, comandati dal tenente Enrico Basignani, dal mare-
             sciallo maggiore Luigi Di Jorio, dal Sottotenente Attilio Boldoni, dal brigadiere
             Pietro Votto, dal tenente Mario Filippi e dal tenente Edoardo Imbellone .
                                                                                   (30)
                  Gli uomini che, provenendo dalle stazioni dei carabinieri di Roma, sape-
             vano operare clandestinamente nella città e crearono una vasta rete informativa
             facente capo al Centro militare, a cui si aggiunse il maggiore Ugo de Carolis, il
             quale riuscì ad individuare e compilare elenchi dei collaborazionisti “e si pote-
             rono altresì prevenire i provvedimenti di polizia che stavano per essere emanati
             a danno dei patrioti dai nazisti” . Il capitano Raffaele Aversa in alcune rico-
                                            (31)
             gnizioni riuscì ad individuare alcune postazioni delle artiglierie tedesche oltre ad
             organizzare il controllo sulle unità tedesche in transito da Roma allo scopo di
             accertare la loro direzione di marcia. Molte furono le azioni:
                  ➢ le interruzioni dei ponti al diciassettesimo chilometro della via Casilina
             e all’undicesimo chilometro della via Tiburtina;
                  ➢ l’interruzione delle linee telefoniche tedesche sulla via Salaria;
                  ➢ l’attacco al Comando tappa di Settebagni;
                  ➢ l’attacco alle centrali della Garbatella;
                  ➢ l’assalto, in viale Africa, a una colonna germanica che portò alla neutra-

             (29)  Cfr. F. CARUSO, Ibidem, nota n. (1), pagg. 10-11.
             (30)  Cfr. F. CARUSO, Ibidem, pag. 11.
             (31)  Cfr. F. CARUSO, Ibidem, pag. 12.

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