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IL GENERALE FILIPPO CARUSO E LA SUA ORGANIZZAZIONE A ROMA
NEI NOVE MESI DELL’OCCUPAZIONE NAZIFASCISTA
Un’altra collaborazione esterna all’Organizzazione Caruso fu data dal dot-
tor Nicola Ruffolo , tenente degli Alpini e funzionario del Ministero dell’in-
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terno. Il dottor Ruffolo offrì il suo sostegno alla lotta di liberazione a partire
dall’ottobre 1943, partecipando sia alla lotta armata insieme ai carabinieri, sia
fornendo notizie, ricavate dai luoghi di lavoro, importanti per l’organizzazione.
All’interno dell’amministrazione di appartenenza riuscì ad aggregare un gruppo
di persone che operavano in stretto contatto con elementi e organi militari, si
adoperò, inoltre, ad aiutare le persone perseguitate dai nazifascisti (ebrei, mili-
tari alla macchia, funzionari, nonché renitenti alla leva). Venne arrestato nella
notte tra l’8 ed il 9 maggio 1944 e rinchiuso nella famigerata pensione Jaccarino.
Durante la deportazione in Germania riuscì a fuggire. Per il suo valore e la sua
generosità fu proposto per la concessione della medaglia di bronzo al valor
militare.
Altra figura importante di collegamento tra le varie formazioni, esterna ai
carabinieri, fu la baronessa Carla Cultrera di Montesano , la quale si ingegnò
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nell’assistere militari ricercati dai nazifascisti, conservare in casa materiale infor-
mativo e documenti di carattere militare, tenere, “con scrupolosa riservatezza”
il collegamento con i vari organi del Centro Militare Clandestino nonché orga-
nizzare, nella propria abitazione, riunioni di ufficiali “capi-banda”, trasportare
da un luogo a l’altro di Roma armi e munizioni.
Aspetto fondamentale, nel clima delle diverse passioni politiche dell’am-
biente della Capitale venne adottata la norma “della apoliticità assoluta: i carabinieri
sono soldati della legge al servizio della Patria; hanno il compito specifico della tutela delle
persone e degli averi e quello di fare osservare le leggi e le disposizioni emanate dell’autorità
legittimamente costituita ”.
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Già dal 23 ottobre 1943 iniziarono i primi arresti con il vicebrigadiere
Antonio Pozzi e il carabiniere Raffaele Pinto, fucilati a Forte Bravetta il 9
dicembre 1943. Con l’individuazione come sede operativa dell’abitazione del
capitano Blundo, sita in Via Cavalcanti, n. 10, fu fermata la moglie Massucci
Valeria e catturati, nello svolgimento dell’attività cospirativa il dottor Franco
Giudicepietro, Tommaso Azzigana e Beniamino Calabrò.
L’episodio che profondamente colpì l’organizzazione è stata l’irruzione
delle SS del 10 dicembre 1943, nell’ufficio del ragioniere Realino Carboni sito
in Via della Mercede n. 42, in occasione del quale furono arrestati lo stesso
Realino Carboni, i tenenti Romeo Rodriguez Pereira, Genserico Fontana e il
brigadiere Candido Manca.
(36) Cfr. Archivio Storico dell’Arma dei Carabinieri, Fondo Filippo Caruso, f. Nicola Ruffolo.
(37) Cfr. Archivio Storico dell’Arma dei Carabinieri, Fondo Filippo Caruso, f. Carla Cultrera di
Montesano.
(38) Cfr. F. CARUSO, Ibidem, pag. 17.
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