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IL GENERALE FILIPPO CARUSO E LA SUA ORGANIZZAZIONE A ROMA
                              NEI NOVE MESI DELL’OCCUPAZIONE NAZIFASCISTA



               a chi faceva attività clandestina, come i carabinieri e i militari. Il card. Palazzini,
               collaboratore di Ronca, ha negato che la convivenza lateranense fosse sostenuta
               finanziariamente dalla Santa Sede o dal governo italiano: «I mezzi economici
               necessari - ha scritto - furono tratti unicamente da offerte di amici e benefattori
               che  per  spirito  cristiano  e  patriottico  vollero  contribuire  al  non  indifferente
               impegno economico, che abbracciava tutte le necessità di una comunità, che
               raggiunse le mille persone». È probabilmente vero, anche se il peso economico
               del complesso lateranense era forte . Nonostante le notevoli difficoltà ed i
                                                   (60)
               tanti controlli tedeschi si tenne una riunione nella mattinata dell’8 febbraio in
               Piazza  della  Libertà  n.  20,  con  il  generale  Odone,  nuovo  comandante  delle
               bande interne della città di Roma, il tenente colonnello di S.M. Simonetti, Capo
               di  S.M.  delle  bande  interne.  In  questa  sede,  fu  considerata  l’operatività  dei
               reparti anche rispetto all’efficienza numerica l’armamento e la loro potenziale
               offensività,  stabilendo  inoltre,  un  sussidio  alle  unità  appartenenti  alle
               Formazioni dell’Arma . Il capitano Aversa e il capitano Blundo erano incari-
                                     (61)
               cati di ritirare le somme di danaro da finanziatori e dal Centro militare; quindi
               preparavano dei pacchetti in rapporto alla forza di ciascun nucleo, e li conse-
               gnavano ai “comandanti di nucleo”. I capi-nucleo distribuivano ai capi-squadra
               e da ultimo ai gregari, i quali si recavano all’appuntamento isolatamente, per
               ricevere i sussidi, pagati in decadi in luoghi convenuti. Le somme distribuite
               non erano molto alte, infatti “il sussidio giornaliero era sì e no sufficiente per
               acquistare un po’ di pane al mercato nero ”. Nonostante i tanti arresti di mili-
                                                       (62)
               tari dell’Arma la lotta contro il nemico nazifascista proseguì sempre con mag-
               giore  intensità  soprattutto  nelle  zone  di  Castel  Gandolfo  (Villa  Pontificia)  e
               l’Appia, dove l’Arma era stata incaricata dalle Autorità vaticane di provvedere
               alla custodia del luogo. Importante, in questo periodo la pubblicazione settima-
               nale clandestina, di un “Bollettino” con il quale l’Organizzazione Caruso comu-
               nicava con il Fronte militare clandestino, mezzo con cui, unitamente ad altre
               pubblicazioni, i partigiani di Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo forniva-
               no  informazioni  strategiche  al  Regno  del  Sud  e  in  particolare  alla  Segreteria
               dell’Ufficio Informazioni del Comando Supremo a Brindisi e conseguentemen-
               te agli Alleati . Il capitano di fregata Renato Montezemolo attribuisce la causa
                            (63)
               dei tanti importanti arresti di quel momento alla figura di Elena Hohn: accusata
               di aver favorito l’arresto di Frignani, nel corso della loro frequentazione ella era

               (60)  Cfr. A. RICCARDI, L’inverno più lungo. 1953-1944: Pio XII, gli Ebrei e i nazisti a Roma, Laterza,
                     Bari, 2008, pagg. 50-51.
               (61)  Cfr. F. CARUSO, Ibidem, pag. 49.
               (62)  Cfr. F. CARUSO, Ibidem, pag. 49.
               (63)  Cfr. G. LOMBARDI, Montezemolo e il Fronte Militare Clandestino di Roma, Museo Storico della
                     Liberazione di Roma, Roma, 1972.

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