Page 211 - Rassegna 2020-3
P. 211
IL GENERALE FILIPPO CARUSO E LA SUA ORGANIZZAZIONE A ROMA
NEI NOVE MESI DELL’OCCUPAZIONE NAZIFASCISTA
a chi faceva attività clandestina, come i carabinieri e i militari. Il card. Palazzini,
collaboratore di Ronca, ha negato che la convivenza lateranense fosse sostenuta
finanziariamente dalla Santa Sede o dal governo italiano: «I mezzi economici
necessari - ha scritto - furono tratti unicamente da offerte di amici e benefattori
che per spirito cristiano e patriottico vollero contribuire al non indifferente
impegno economico, che abbracciava tutte le necessità di una comunità, che
raggiunse le mille persone». È probabilmente vero, anche se il peso economico
del complesso lateranense era forte . Nonostante le notevoli difficoltà ed i
(60)
tanti controlli tedeschi si tenne una riunione nella mattinata dell’8 febbraio in
Piazza della Libertà n. 20, con il generale Odone, nuovo comandante delle
bande interne della città di Roma, il tenente colonnello di S.M. Simonetti, Capo
di S.M. delle bande interne. In questa sede, fu considerata l’operatività dei
reparti anche rispetto all’efficienza numerica l’armamento e la loro potenziale
offensività, stabilendo inoltre, un sussidio alle unità appartenenti alle
Formazioni dell’Arma . Il capitano Aversa e il capitano Blundo erano incari-
(61)
cati di ritirare le somme di danaro da finanziatori e dal Centro militare; quindi
preparavano dei pacchetti in rapporto alla forza di ciascun nucleo, e li conse-
gnavano ai “comandanti di nucleo”. I capi-nucleo distribuivano ai capi-squadra
e da ultimo ai gregari, i quali si recavano all’appuntamento isolatamente, per
ricevere i sussidi, pagati in decadi in luoghi convenuti. Le somme distribuite
non erano molto alte, infatti “il sussidio giornaliero era sì e no sufficiente per
acquistare un po’ di pane al mercato nero ”. Nonostante i tanti arresti di mili-
(62)
tari dell’Arma la lotta contro il nemico nazifascista proseguì sempre con mag-
giore intensità soprattutto nelle zone di Castel Gandolfo (Villa Pontificia) e
l’Appia, dove l’Arma era stata incaricata dalle Autorità vaticane di provvedere
alla custodia del luogo. Importante, in questo periodo la pubblicazione settima-
nale clandestina, di un “Bollettino” con il quale l’Organizzazione Caruso comu-
nicava con il Fronte militare clandestino, mezzo con cui, unitamente ad altre
pubblicazioni, i partigiani di Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo forniva-
no informazioni strategiche al Regno del Sud e in particolare alla Segreteria
dell’Ufficio Informazioni del Comando Supremo a Brindisi e conseguentemen-
te agli Alleati . Il capitano di fregata Renato Montezemolo attribuisce la causa
(63)
dei tanti importanti arresti di quel momento alla figura di Elena Hohn: accusata
di aver favorito l’arresto di Frignani, nel corso della loro frequentazione ella era
(60) Cfr. A. RICCARDI, L’inverno più lungo. 1953-1944: Pio XII, gli Ebrei e i nazisti a Roma, Laterza,
Bari, 2008, pagg. 50-51.
(61) Cfr. F. CARUSO, Ibidem, pag. 49.
(62) Cfr. F. CARUSO, Ibidem, pag. 49.
(63) Cfr. G. LOMBARDI, Montezemolo e il Fronte Militare Clandestino di Roma, Museo Storico della
Liberazione di Roma, Roma, 1972.
207

