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SICUREZZA CONTRO LIBERTÀ RELIGIOSA



                     Ad indurre le autorità québécoises verso questa scelta era stata la necessità di
               comprendere le ragioni del malcontento generale della popolazione rispetto alle
               pratiche di accomodements raisonnables e possibilmente di trovare risposte adeguate
               in un’ottica di equilibrio e di equità e in uno spirito di compromesso. Si rilevava
               infatti che proprio all’indomani della sentenza Multani contro Commission scolaire
               MB, accolta con grande favore dalla dottrina e ancor più indicata come momen-
               to  di  ulteriore  apertura  della  Corte  Suprema  verso  le  istanze  religiose  delle
               minoranze ,  un  retentissement  profondo  nell’opinione  pubblica  aveva  via  via
                          (61)
               condotto ad un cambio di atteggiamento nella gestione degli accomodamenti,
               non più percepiti quali risorse, espressione delle scelte collettive decisive che il
               Québec aveva posto in essere negli ultimi decenni , ma avvertiti quali minacce
                                                               (62)
               per l’ordine sociale e per i suoi valori fondamentali.
                     I lavori della Commissione, le ricerche da essa coordinate a più livelli e
               soprattutto le attività sul campo documentate e rielaborate nel Rapport pubbli-
               cato nel 2008  giungevano a conclusioni che potevano apparire sorprendenti.
                            (63)
                     In  primo  luogo  affermavano  che  le  fondamenta  della  vita  collettiva  in
               Québec non conoscevano criticità e che se si fosse dovuto parlare di crisi era
               essenzialmente  sul  piano  delle  erronee  percezioni  derivanti  da  informazione
               parziale e non obiettiva delle reali richieste di accomodamento, nonché da man-
               cata conoscenza delle norme e dei limiti che connotavano quelle richieste. I dati
               raccolti, d’altro canto, registravano che i principali segnali di malcontento pro-
               venissero  dai  cittadini  di  origine  francese  del  Québec,  laddove  la  comunità
               anglofona sembrava aver mantenuto un’attitudine generale di apertura.
                     Certamente non mancavano i timori generali legati alla precarietà del lavo-
               ro,  alla  liberalizzazione  dell’economia,  alla  delocalizzazione  delle  imprese,  al
               sentimento di alienazione e di dépossession citoyenne rispetto all’azione dei tribunali
               giudicata envahissante, ma le cause profonde del malessere sembravano riflettere

                     C. TAYLOR pubblicato nel 2008 (d’ora in avanti Rapport), pag. 7. Sul Rapport e sui lavori della
                     Commissione si rinvia a H. ADELMAN, P. ANCTIL (eds), Religion, Culture and the State. Reflections
                     on the Bouchard-Taylor Report, Toronto, University of Toronto Press 2011 e a J. HEINRICH, V.
                     DUFOUR,  Circus  Quebecus.  Sous  le  chapiteau  de  la  commission  Bouchard-Taylor,  Montréal,  Les
                     Editions du Boréal 2008.
               (61)  Utile  al  riguardo  la  consultazione  delle  Rassegne  della  giurisprudenza  canadese  pubblicate
                     biennalmente, a partire dal 2001, sulla rivista Giurisprudenza costituzionale.
               (62)  Leur faible fécondité et le désir de soutenir la croissance démographique et économique les ont amenés a pren-
                     dre le parti de l’immigration. Parallelement, ils ont abandonné la pratique de la religion en tres grand nom-
                     bre, tout en prenant leurs distances par rapport a l’identité canadienne-francaise au profit de la nouvelle iden-
                     tité québécoise. Ils ont également décidé (jusqu’a nouvel ordre) d’appartenir au Canada et, par conséquent,
                     de relever de ses institutions. Enfin, ils ont accepté de prendre le virage de la mondialisation et - comme le
                     veut l’expression courante - de «l’ouverture sur le monde». Così il Rapport, pag. 11.
               (63)  Il Rapport è pubblicato in una versione integrale e in una versione abbreviata entrambi in lin-
                     gua inglese e francese.

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