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L’IMPEGNO ALL’ESTERO DELL’ARMA DEI CARABINIERI



                  Inoltre, l’ambiente di missione si caratterizza per la presenza di uno spe-
             cifico clima, condizioni igienico-sanitarie, cibo e tipi di alimentazione differenti.
             Ma l’ambiente può nascondere anche la presenza di inquinanti, ossia sostanze
             pericolose per la salute dell’uomo, sia dei militari sia delle popolazioni civili.
                  Tra gli agenti inquinanti ambientali, possiamo distinguere inquinanti fisici,
             chimici e nucleari. Essi possono avere origine naturale, ossia derivare diretta-
             mente dall’ambiente, oppure antropica, ossia derivare dalle attività dell’uomo.
             Per comprendere la complessità del problema e la sua difficile analisi, basti pen-
             sare che nella maggior parte dei Paesi verso cui sono destinate le missioni, ossia
             i Paesi del cosiddetto “terzo mondo”, vi è una pressoché totale assenza di pre-
             cise regolamentazioni circa l’inquinamento urbano e industriale cui si aggiunge
             una contemporanea impossibilità di controllo delle sorgenti di inquinamento ivi
             presenti. Inoltre, alle fonti di inquinamento naturale e “antropico-indigeno” va
             ulteriormente  aggiunto  l’inquinamento  direttamente  derivante  dalle  attività
             militari, argomento la cui discussione può assumere talora degli aspetti estrema-
             mente delicati e complessi.
                  A  tal  proposito,  ovvero  l’inquinamento  direttamente  relato  alle  attività
             militari, molto nota e fonte di ampissimo dibattito è stata la questione dell’“ura-
             nio  impoverito”  in  Kosovo,  responsabile  della  cosiddetta  “sindrome  dei
             Balcani”. L’oggetto del dibattito riguarda i bombardamenti della NATO del
             1995 e 1999 su Bosnia Erzegovina, Serbia e Kosovo, in cui furono utilizzati
             proiettili all’uranio impoverito. Per “sindrome dei Balcani” si intende una serie
             di  malattie  oncologiche,  per  lo  più  linfomi  di  Hodgkin  (LH),  linfomi  non-
             Hodgkin (LNH), leucemie linfatiche acute (LLA), e altre forme di cancro che
             hanno colpito i soldati italiani al ritorno dalle missioni internazionali. I primi
             casi segnalati in Italia risalgono al 1999.
                  Un rapporto di causa-effetto tra l’esposizione all’uranio impoverito per
             tutte le patologie tumorali emerse nella popolazione militare coinvolta non è
             ancora stato chiaramente dimostrato. Nel 2001, il Parlamento italiano ha istitui-
             to  una  Commissione  d’inchiesta,  la  cosiddetta  “Commissione  Mandelli”  dal
             nome dell’illustre Ematologo che l’ha presieduta, per accertare le possibili cause
             di tali patologie.
                  La  Commissione  Mandelli  ha  concluso  che  tra  i  militari  impegnati  in
             Kosovo negli anni di utilizzo dell’uranio impoverito vi sia stato “un eccesso sta-
             tisticamente significativo di LH [per cui, sulla base dei dati rilevati e delle infor-
             mazioni attualmente disponibili, non è stato possibile individuarne le relative
             cause], ed un numero significativamente inferiore a quello atteso per la totalità
             dei tumori solidi e delle neoplasie maligne nel loro complesso” .
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             (14)  Senato.it: relazione conclusiva della commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito.

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