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IL FILO DELLA LUBJANKA. SPIONAGGIO ESTERO E LOTTA
ALLA DISSIDENZA INTERNA NEGLI ANNI DI JURIJ VLADIMIROVIC ANDROPOV
- individuazione di azioni di diversione ideologica da parte di centri sio-
nisti ;
(30)
- sorveglianza speciale di soggetti sospettati di attività antisovietica, fra
cui preparazione e diffusione di materiali antisovietici e attività di spionaggio in
favore di centri revisionisti esteri;
- una specificamente finalizzata a prevenire atti ostili in occasione delle
Olimpiadi estive di Mosca del 1980. Fra le altre cose, attività di controspionag-
gio fra organizzazioni scientifiche, sindacali, mediche e sportive;
- oordinamento dell’attività del direttorato con i servizi di sicurezza dei
paesi socialisti;
- sorveglianza di quelle manifestazioni potenzialmente volubili in gruppi
autori di diversione ideologica contro l’URSS (fra gli altri, pseudo religiosi, tifo-
serie, neofascisti, punk, rock);
(30) Il tema del rapporto fra potere sovietico e sionismo si inserisce nel più ampio contesto della
questione ebraica in Russia. Nel 1897 il censimento dell’Impero russo indicò la presenza di
oltre cinque milioni e mezzo di ebrei, concentrati nelle venticinque province della zona di
residenza stabilita da Caterina II nel 1791 (per lo più in Lituania, Bielorussia, Polonia,
Bessarabia, Ucraina e parti della Russia occidentale), ossia circa la metà degli ebrei di tutto
il mondo. Quello stesso anno in Lituania era stato fondato il Bund (in yiddish Allgemeiner
Jiddischer Arbeitbund in Lite, Polen und Russland, ossia Confederazione generale degli operai
ebrei in Lituania, Polonia e Russia), che si rivelò il più importante movimento operaio della
nascente socialdemocrazia russa. Si trattava di reagire a quella che era vissuta come una
duplice oppressione, quella contro gli ebrei e quella contro i lavoratori. Il contributo ebraico
all’Ottobre non rappresentò, dunque, una sorpresa (sebbene per le grandi figure rivoluzio-
narie ebraiche l’elemento nazionale fosse del tutto secondario rispetto all’identità politica).
La prospettiva di un’entità indipendente per gli ebrei russi fu però contestata da Stalin nel
1913, prospettando piuttosto l’inevitabilità dell’assimilazione. Ma nel 1934 fu lo stesso
Stalin a promuovere l’istituzione della Regione automa ebraica nell’Estremo Oriente sovie-
tico, con capitale Birobidžan, sul confine mancese dove, invero, l’emigrazione ebraica fu
assai limitata. Dopo la guerra Mosca appoggiò la nascita dello Stato d’Israele, confidando
nel retaggio socialista di molti ebrei giunti in Palestina dall’Europa orientale e aderenti al
partito operaio MAPAI (confluito nel Partito laburista nel 1965), che espresse tutti i primi
ministri israeliani fino al 1977. Quando però divenne chiaro che Israele non sarebbe dive-
nuto un alleato dell’URSS, l’approccio del Cremlino verso gli ebrei si fece molto più duro e
ai limiti di un aperto antisemitismo. Furono accusati di voler sminuire, attraverso la memo-
ria dell’Olocausto, il sacrificio sofferto dagli altri popoli sovietici e fu loro rifiutata l’auto-
rizzazione ad emigrare verso la Palestina. Tra alterne vicende e con una chiara scelta di
campo a favore dei nemici arabi di Israele, tale atteggiamento critico proseguì anche nei
decenni successivi, finché alla fine degli anni Sessanta, alla luce anche delle crescenti pres-
sioni occidentali e da parte dell’influente diaspora ebraica americana, Gromyko e Andropov
espressero al CC il parere del ministero degli Esteri e del KGB che fosse opportuno auto-
rizzare gli ebrei che lo volessero ad emigrare. Questo non determinò, però, un mutamento
nella considerazione di quanti, rimasti in URSS, si mostravano troppo propensi a conserva-
re un’identità ebraica. Sul tema si vedano R. FINZI, Una anomalia nazionale: la «questione ebrai-
ca», in Aa.vv. Storia del marxismo, vol. III, Einaudi, Torino, 1981, pagg. 897-928, B. PINKUS,
The Jews of the Soviet Union, Cambridge University Press, Cambridge, 1988, in part. pagg. 210
ss., Y. RO’I (a cura di), Jews and Jewish Life in Russia and the Soviet Union, Routledge, Oxon, 1995
e il più recente D. SHNEER, Yiddish and the Creation of Soviet Jewish Culture: 1918-1930,
Cambridge University Press, Cambridge, 2004, pagg. 14-30.
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