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OSSERVATORIO INTERNAZIONALE
Occorre dire che il termine stesso di “dissidente” rappresenta un’abile stratagemma per
indurre l’opinione pubblica in errore. Come noto, la traduzione di questa parola è “che la
pensa diversamente” (35).
In questo modo la propaganda borghese intende dire che il sistema sovietico non tollera
il pensiero indipendente dei propri cittadini, perseguita chiunque “la pensi altrimenti”, ossia
non conformemente alla linea ufficiale. Questa immagine non ha nulla a che vedere con la
realtà. (…) Signori ideologi borghesi, guardate l’articolo 49 del progetto della nuova
Costituzione sovietica. Lì è chiaramente espresso il diritto dei cittadini dell’Unione Sovietica
alla critica e alla formulazione di proposte. Lì è inequivocabilmente stabilito che persecuzioni
per la critica nel nostro paese sono vietate. Altra questione è quando alcuni individui, stac-
candosi dalla nostra società, imboccano la via dell’attività antisovietica, violano le leggi, for-
niscono all’Occidente informazioni calunniose, favoriscono voci false, tentano di organizzare
le più varie iniziative antisociali.
Questi rinnegati non hanno, né potranno avere, alcun supporto all’interno del paese.
Proprio per questo essi non si decidono a parlare in una fabbrica, in un kolchoz o in altro
ente. Da lì dovrebbero, come si dice, darsela a gambe levate. L’esistenza dei cosiddetti “dissi-
denti” è divenuta possibile solo grazie al fatto che gli avversari del socialismo hanno coinvolto
in questo affare la stampa occidentale, nonché sevizi diplomatici, segreti e altri ancora.
Non è ormai un segreto per nessuno che la “dissidenza” è diventata una professione,
lautamente retribuita con denaro e altri benefici e che, in effetti, poco si differenzia dal paga-
mento dei servizi segreti imperialisti per i loro agenti. (…) Il socialismo maturo non è immune
dalla comparsa di soggetti, le cui azioni non sono ascrivibili né moralmente, né giuridicamente
nella società sovietica.
I motivi, come è noto, sono diversi. Confusione politica o ideale, fanatismo religioso,
spinte nazionalistiche, disgrazie personali percepite come frutto della mancata considerazione
da parte della società dei meriti e delle possibilità di determinate persone. Con tutto questo
dobbiamo fare i conti. L’edificazione di una società nuova, della nuova civiltà comunista è un
processo lungo e non semplice. Non può essere altrimenti” .
(36)
Il KGB agì coerentemente con questa impostazione e fra gli anni Sessanta
e Ottanta nomi come Alekseeva, Bukovskij, Medvedev, Sacharov, Solženicyn,
Vysockij divennero noti in Occidente come vittime di un regime che dello sta-
linismo aveva ripudiato solo la componente sanguinaria, ma che seguitava a
ledere gravemente la libertà e, dunque, la dignità delle persone. Di fronte
all’opinione pubblica il principale responsabile per queste violazioni era
Brežnev e, per coloro che avevano qualche informazione in più sull’URSS, l’ac-
cusa si estendeva al capo della terribile polizia politica Jurij Andropov.
(35) In russo esistono effettivamente due termini diversi: dissident e inakomysljaščij, entrambi corri-
spondenti all’italiano “dissidente”.
(36) Ju. V. ANDROPOV, Kommunističeskaja ubeždënnost’ - velikaja sila stroitelej novogo mira, in IZBRANNYE
REČI I STAT’I, Politizdat, Moskva, 1983, pagg. 145-147.
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