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IL FILO DELLA LUBJANKA. SPIONAGGIO ESTERO E LOTTA
ALLA DISSIDENZA INTERNA NEGLI ANNI DI JURIJ VLADIMIROVIC ANDROPOV
natura fortemente ideologica dell’URSS e il fatto che molti dei dissidenti rico-
privano importanti incarichi in enti scientifici o sociali, l’estromissione dal par-
tito equivaleva alla fine della carriera. Se, infine, anche queste misure non fos-
sero state sufficienti, i più riottosi potevano essere accusati di schizofrenia o
altri disturbi del comportamento e reclusi in una delle famigerate psichuški, cli-
niche assimilabili ad ospedali psichiatrici giudiziari, il cui utilizzo fu proposto da
Andropov ed espressamente autorizzato dal CC .
(34)
In alternativa c’era l’internamento in carcere o in qualche campo di lavoro
in zone remote del paese.
Delle molte competenze attribuite al direttorato, una in particolare ha
avuto un peso notevole nella costruzione dell’immagine di Jurij Andropov: il
rapporto con i dissidenti. Il contesto politico e ideologico nel quale tale campa-
gna è stata impostata e attuata risulta chiaramente dalla natura del sistema sovie-
tico in generale e dal peculiare ruolo del KGB. Tuttavia a fare piena luce sul
significato attribuito al contrasto alla dissidenza possono aiutare le parole pro-
nunciate dallo stesso Andropov il 9 settembre 1977 in occasione delle celebra-
zioni per il centenario della nascita di Dzeržinskij.
“I servizi segreti dell’imperialismo tentano senza alcuno scrupolo di deformare i fini e
l’essenza stessa della politica del PCUS e dello Stato sovietico (…). Tutto questo purtroppo
è una parte essenziale del mondo in cui viviamo. Per questo oggi siamo chiamati alla massima
vigilanza e ad adottare le misure necessarie per disinnescare gli intrighi dei nemici del sociali-
smo. Il partito vede in questo un dovere non solo degli organi della sicurezza dello Stato, ma
di tutte le organizzazioni statali e sociali, di tutti i comunisti, di tutti i cittadini del nostro
paese. Noi consideriamo giustamente l’unità ideologica della società sovietica come una nostra
grande conquista. Nella storia non c’è stata alcuna realtà sociale analoga alla nostra, che
abbia riunito in un’unica famiglia tutte le classi e i gruppi sociali, tutte le nazioni e le nazio-
nalità del paese. Ma proprio poiché l’unità politico-ideologica della società sovietica è diventata
fonte importante della sua forza, contro di essa gli avversari del socialismo indirizzano gli
attacchi più duri. Con questo, in particolare, è collegata l’incredibile campagna della propa-
ganda occidentale intorno alla famigerata questione “dei diritti e delle libertà”, alla questione
dei cosiddetti “dissidenti”.
(34) La pratica di recludere gli oppositori nei manicomi era già in uso dagli anni Venti e il noto
Istituto statale di ricerca di psichiatria sociale e giudiziaria Serbskij di Mosca, fondato nel
1921, presto divenne una sorta di appendice della polizia politica, con cui i direttori manten-
nero legami molto stretti. In questo senso, le parole di Chruščëv secondo cui “solo un pazzo
poteva porsi contro il socialismo”, assumono una luce particolarmente sinistra. La palese
violazione delle norme più elementari dell’etica medica si riverberò sulla comunità scientifica
sovietica che fu duramente attaccata durante i congressi di Città del Messico del 1971 e
Honolulu del 1977 e fu costretta ad abbandonare, insieme ad alcuni altri paesi socialisti,
l’Associazione internazionale degli psichiatri. Sul tema si veda A.S. PROKOPENKO, Bezumnaja
psichiatrija, in A. E. TARAS (a cura di), Karatel’naja psichiatrija, AST, Moskva, 2005 e il noto stu-
dio S. BLOCH, P. REDDAWAY, Soviet Psychiatric Abuse, Victor Gollancz ltd, London, 1984.
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