Page 272 - Rassegna 2019-3
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ATTUALITÀ E INFORMAZIONI



                  In buona sostanza la metafora del cerchio vuol simboleggiare il piano di
             intenti che, essendo simile alla figura del cerchio, tutti abbraccia e tutti comprende.
             Il cerchio, nel suo significato profondo, si stringe intorno alla piramide della deci-
             sione, mentre questa ne rappresenta il cuore ed il fulcro di rotazione. L’impulso
             del comando ora muove la cerchia degli uomini ora gli uomini si stringono a cer-
             chio del loro comandante nel supremo istante in cui scocca il destino fatale della
             battaglia in guisa che, nella pugna, il cerchio e la piramide si coprono parimenti di
             gloria e di morte: tutti eroi e tutti, compassionevolmente, fragili uomini!
                  Il discorso morale sul comando militare si spinge, a questo punto, oltre l’eti-
             ca della pura e semplice condotta professionale razionale ed altamente specializ-
             zata, per attingere ai vertici della mistica dell’epica e dell’epopea che avvolge gli
             antichi combattenti. All’inizio di tutte le storie narrate nella nostra civiltà forgiata
             dai Greci, l’agire militare principia la storia dell’uomo europeo quale paradigma di
             coraggio e di compassione, di fierezza e di sofferenza, di ardore e di pietas, di soli-
             tudine e di clamore corale. Quale altro poema più dell’Iliade avrebbe saputo dir
             meglio dell’epopea militare? Quale altro poema avrebbe potuto suggerire una così
             tanto profonda meditazione sull’etica dei combattenti , sulla morale della guerra
                                                               (12)
             e della pace, sulle virtù dei comandanti e dei rispettivi soldati?
                  Adesso, un’altra metafora prende il posto delle precedenti ed è la metafora
             della tenda di Achille, ovvero la tenda del capo militare, la quale è spazio della
             solitudine, del rischiaramento dei dubbi che precedono la decisione e che danno
             il via all’azione, luogo, tuttavia, appena appena riparato da un fragile telo su cui
             si infrangono i venti di guerra. Nella tenda del capo militare si consuma fino in
             fondo la responsabilità propria dell’etica militare, delle scelte che riguardano la
             vita da proteggere per non subire la morte e la morte da accettare per difendere
             l’onore e la libertà di un popolo. Nella tenda, comunque, si consuma un patto
             di vita e di morte fra il comandante e i suoi uomini in arme.
                  La morale militare, dunque, non è una morale di guerra ma è morale di
             resistenza alla sopraffazione, garanzia di pace in un universo purtroppo agitato
             incessantemente dai conflitti e dalla brutale ostilità. Essa, fin dall’epoca più anti-
             ca è pertanto memoriale della santità del sacrificio e della forza della libertà,
             memoriale che ha bisogno dei suoi eroi e dei suoi testimoni in armi, dei suoi
             comandanti e delle sue sentinelle, per potere diventare un efficace scudo di pace
             per l’umanità in preda alla violenza.

             (12)  Nell’Iliade di Omero l’eroe è la figura per eccellenza del carattere e della condotta del com-
                  battente, del combattente dall’audacia illimitata, Achille, del combattente dal coraggio astuto,
                  Odisseo, e del combattente dal coraggio cosciente del dovere che conduce al proprio destino
                  di morte, Ettore. Scrive, a proposito, Gianni Riotta: “L’eroismo di Achille è furia senza freni,
                  la virtù di Odisseo capacità di gestire i propri talenti secondo le necessità del momento (…).
                  Ettore non fugge più ma accetta il dovere con coraggio morale”, (GIANNI RIOTTA, La virtù
                  più rara, in GIUSEPPE GOVERNALE, Accanto agli Italiani, cit., pag. 144, passim).

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