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ATTUALITÀ E INFORMAZIONI



             dell’ordine da parte dei destinatari, ragion per cui i due lati funzionali dell’ordine
             impartito stanno connessi nell’idea del dovere comune insito nel mestiere delle
             armi o inerente, per meglio dire, nell’effettivo sistema che struttura il servizio
             militare e la sua organizzazione disciplinare. Nell’alveo della funzione, pertanto,
             la natura del comando militare è tanto impersonale quanto autorevole.
                  Alla luce delle teorie weberiane circa il processo di razionalizzazione delle
             condotte professionali, ben si comprende che la qualità professionale del coman-
             dante militare è quella di essere un funzionario dello stato moderno, inserito in una
             gerarchia degli uffici, separato dai mezzi di amministrazione di cui non ha il patro-
             nato privato, addestrato per un lavoro non occasionale e specialistico, fondato infi-
             ne sulla competenza e la norma di legge. La professionalità razionale della catena
             di comando, dunque, è tutta quanta inquadrata, nello stato moderno, nella cornice
             giuridica della ‘legalità’, tanto è vero che Max Weber chiama, appunto, questo tipo
             di agire con il termine di ‘condotta legale-razionale’. Trattando dei fondamenti
             determinanti dell’agire sociale il sociologo tedesco precisa che “agisce in maniera
             razionale rispetto allo scopo colui che orienta il suo agire in base allo scopo, ai
             mezzi e alle conseguenze concomitanti, misurando razionalmente i mezzi rispetto
             agli scopi, gli scopi in rapporto alle conseguenze, ed infine anche i diversi scopi
             possibili in rapporto reciproco: in ogni caso egli non agisce, quindi, né affettiva-
             mente (e in modo particolare non emotivamente) né tradizionalmente” .
                                                                               (7)
                  Quello che qui Weber sostiene sembra che abbia anche valore per quanto
             riguarda l’agire militare, i suoi complessi rapporti di valutazione oggettiva degli
             obiettivi, degli effetti conseguenti alla decisione di azione e, non per ultimo, della
             capacità di una salda connessione tra comando e obbedienza nella situazione di
             azione. Ma, come egli aggiunge, “l’assoluta razionalità rispetto allo scopo è anche
             un caso-limite, di carattere essenzialmente costruttivo”  e ciò significa che non
                                                                 (8)
             è sufficiente, per così dire, confiscare l’agire militare nell’esclusivo schema socio-
             logico dell’agire puramente razionale rispetto allo scopo essendovi invece rac-
             chiuse, al proprio interno e nei fatti, motivazioni di valore che sublimano emo-
             tivamente i freddi scopi di successo. Una condotta professionale di tipo militare
             non può essere soltanto legata ai protocolli di scuola, né essere assolutamente
             immune dalla comprensione del clima emozionale che accompagna le operazio-
             ni belliche o di sicurezza pubblica. Essa rientra perciò nella descrizione weberia-
             na dell’agire razionale rispetto al valore ma soprattutto è un vero esempio del-
             l’etica della responsabilità così come è formulata dal pensatore tedesco. Lontano
             dall’idealtipo del capo militare qualificato carismaticamente, figura senza dub-
             bio  che  non  è  stata  secondaria  fino  agli  albori  dell’età  contemporanea  se  si


             (7)  MAX WEBER, Economia e Società, tr. it., Edizioni di Comunità, Milano 1968, pag. 23.
             (8)  Ivi.

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