Page 268 - Rassegna 2019-3
P. 268

ATTUALITÀ E INFORMAZIONI



             un’antica idea di rigorosità che non è affatto estranea a quel rigore che le morali
             religiose e le etiche laiche rivendicano dal canto loro per gli stili di vita di cui si
             fanno vessilliferi. Per questo motivo la dipendenza etica del comando militare è
             due volte rigorista perché affonda le sue radici sia nell’assolutezza delle regole del
             dovere professionale sia nella forza di presa che devono avere gli ordini disposti.
                  Al pari delle altre etiche professionali, anche la morale professionale militare
             rivendica un proprio regime normativo ancora più rigido, se è possibile, di quello
             delle morali comuni o delle altre etiche di mestiere, un regime normativo, cioè, che
             permetta al proprio personale di svolgere una salda ed incisiva attività di comando
             per realizzare gli scopi pertinenti ad un agire che ha come fine la salus rei publicae e
             come obiettivi la difesa del vivere in comunità secondo ordine e sicurezza.
                  Sotto questo punto di vista, l’azione di comando militare si configura come
             l’azione che deve essere la più idonea per soddisfare l’obiettivo e, simultaneamen-
             te, come una delle azioni più degne ed onorevoli che si possono intraprendere in
             vista della nobiltà dei fini sopra detti. L’azione di comando militare rientra, così,
             fra le azioni pubbliche per eccellenza ovvero, con linguaggio aristotelico, fra le
             azioni perfette sotto l’aspetto strumentale e fra le grandi azioni lodevoli sotto
             l’aspetto della stima della comunità dei cittadini. Essa è, invero, un’azione preziosa
             poiché non vale soltanto per se stessa ma vale per tutti coloro che sono gli abitanti
             della Città. Priva, infatti, delle azioni di comando militare, secondo l’autorevole e
             pur  sempre  valida  affermazione  di  Platone,  la  Città  rovina  irrimediabilmente
             senza più speranza per l’esistenza degli uomini e delle cose che la popolano.
                  Come per la salute del corpo ognuno chiede, cerca e si procura un personale
             abile in medicina e chirurgia, così per la salute del corpo sociale tutti richiedono un
             personale che sia abile nella sicurezza pubblica, molto professionale nell’azione d’or-
             dine, specializzato nella capacità di comando, affinato nell’esecuzione delle superiori
             disposizioni regolatrici del servizio e non privo, comunque, di una certa misurata uma-
             nità nelle fasi di repressione e di arresto dei trasgressori della pubblica sicurezza .
                                                                                    (5)
                  Ciò significa, per l’appunto, che l’idea e la pratica del comando relativo alla
             tutela  dell’ordine  legale  non  può  contemplare  procedure  che  non  rispettino
             nella forma e nella sostanza l’umanità dei destinatari, quantunque questi possa-
             no essersi resi autori di gravissimi reati. Ma la professionalità della difesa e della
             sicurezza collettiva implica scienza ed arte, conoscenza e coscienza, doveri e
             obbligazioni, attitudini imperative per ogni grado della catena gerarchica.

             (5)  “L’umanità nei confronti delle persone arrestate - scrive a proposito il Generale Governale -
                  è un argomento alla costante attenzione della catena di comando, specie nei confronti dei mili-
                  tari in servizio alle stazioni. Ai carabinieri, fin dagli istituti di formazione, nell’ambito delle più
                  generali nozioni di etica e deontologia professionale, è espressamente richiamata la necessità
                  di osservare nelle fasi di arresto, cattura e traduzione in carcere delle persone fermate un atteg-
                  giamento non solo conforme alla legge, ma misurato ed umano”, (GIUSEPPE GOVERNALE, La
                  stazione è il medico di base, in Id., ACCANTO AGLI ITALIANI, Mondadori, Milano 2014, pag. 165).

             262
   263   264   265   266   267   268   269   270   271   272   273