Page 263 - Rassegna 2019-3
P. 263
CONSIDERAZIONI SULL’ETICA DEL COMANDO
I comandi della Legge sono perciò sommamente giusti sia perché sono
conformi all’ordine della Città sia in quanto fanno stare in ordine la Città. Il ‘ben
vivere’ della Città cioè sta tutto quanto nella intangibilità della forma pubblica
della Giustizia, nella stabilità di un ordine che la Giustizia preserva da possibili
corruzioni. Platone sostiene infatti, nel Politico, che la salvezza della Città sta
nella Signoria delle Leggi, nei cui confronti tutti, Governanti e governati, devo-
no essere sudditi obbedienti. Questa universale ossequiosa sudditanza alle
Leggi della Città sarà ricompensata dalla benevolenza delle divinità, le quali la
manifesteranno in grande misura ricolmando la polis di ogni prosperità. Ciò
significa che tutta la Comunità dei cittadini è tenuta insieme come un sol corpo
(sociale e politico) dal comando supremo delle Leggi.
Nel drammatico epilogo della vita terrena di Socrate, le Leggi della Città
fanno sentire chiara e forte la propria voce in una ultima e finale esortazione di
obbedienza. Le Leggi di Atene parlano e si fanno sentire rivolgendosi non ad
un uomo qualunque ma a quell’uomo che è amante della sapienza, la cui esi-
stenza sta in bilico, in quel momento, fra la morte sentenziata e l’invito di sal-
vezza che proviene dall’affetto dei discepoli: e al filosofo esse ricordano l’obbe-
dienza che ogni uomo libero deve alla Giustizia del ‘ben vivere’.
Vivere sotto i comandi delle Leggi, poiché siamo nati, allevati e accompa-
gnati permanentemente da esse nella durata della nostra esistenza temporale,
non equivale ad altro se non a regolare liberamente gli atti e i comportamenti
dell’essere cittadini. E Socrate pur essendo un prigioniero, è un cittadino, cioè
è un uomo libero, ragiona da uomo libero, decide di morire come uomo libero
sicché, obbedendo alla sentenza di morte, egli intende riconfermare, da quel cit-
tadino esemplare che è, la propria fiducia nel valore di giustizia del comando
delle Leggi. Pertanto, nel Critone, egli può proclamare che non si deve opporre
ingiustizia all’ingiustizia. Non è la disobbedienza civile, allora, la migliore rispo-
sta da dare all’ingiustizia subita. Questa risposta sta, invece, nell’offrire una sin-
cera obbedienza civile, poiché è assai difficile combattere l’ingiustizia quando si
deroga dal giusto ordine morale.
In verità, la socratica professione di fede nella giustizia apre alla possibilità
di eticizzare il comando. Nelle vicende degli ultimi giorni della sua vita, l’atenie-
se Socrate ci insegna molte cose: che la Giustizia informa di sé i comandi; che
il comando delle Leggi è preferibile al comando personale per via del carattere
impersonale della prescrizione; che il comando personale produce spesso degli
arbitri che possono produrre effetti iniqui; che il comando di interesse pubblico
è da preferire al comando che promana dall’interesse dei privati; che il comando
di salvare la vita personale deve cedere il passo al comando di salvare la vita
dell’intera Città regolata dal ‘ben vivere’ ordinato.
257

