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TRIBUNA DI STORIA MILITARE
Non si trattava solo dello scacchiere albanese o dei turbolenti, ma ormai
ben noti, scenari coloniali. Solo per ricordare gli impegni più gravosi, il Tirolo
settentrionale era presidiato dalla brigata “Granatieri di Sardegna” mentre un
battaglione bersaglieri e uno di fanteria - affiancati da nuclei di RR.CC. - erano
impiegati in Prussia Orientale nei distretti di Marienwerder e di Allenstein, con-
tesi tra tedeschi e polacchi, per vigilare il corretto espletamento delle operazioni
elettorali . Infine la vicenda fiumana aveva imposto l’approntamento di un
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dispositivo in grado di contenere la crisi e poter intervenire con decisione nello
scacchiere dalmata . Ancor più rilevante l’impegno nel bacino orientale del
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Mediterraneo dove un corpo di spedizione di oltre tredicimila uomini era attivo
tra Egeo ed Anatolia . In Palestina, poi, continuava ad operare il
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Distaccamento Italiano Carabinieri di Gerusalemme, dopo che il Corpo di
Spedizione per la Siria e la Palestina aveva fatto ritorno in Italia alla fine del-
l’estate del 1919 . E come dimenticare, a oltre dodicimila chilometri dall’Italia,
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la presenza nell’area di Vladivostok del Corpo di spedizione italiano in Estremo
Oriente? .
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A questi consistenti dispositivi militari si doveva aggiungere il personale
impiegato nelle svariate missioni di monitoraggio delle aree di crisi e di delimi-
tazione dei confini degli Stati nati all’indomani della dissoluzione dei grandi
imperi sovranazionali: l’importanza politica di queste missioni era inversamente
(18) Il focolaio polacco, però, era destinata ad esigere un ulteriore impegno: nel giugno del 1920
il battaglione alpino “Monte Baldo” entrava a Teschen (Cieszyn), destinata di lì a poco ad
essere suddivisa tra Polonia e Repubblica Ceca. Su questa vicenda cfr. per tutti Felix BUTTIN,
The Polish-Czechoslovak Conflict over Teschen Silesia (1918–1920): a Case Study, in PERSPECTIVES.
REVIEW OF CENTRAL EUROPEAN AFFAIRS, a. 13, n. 25 (2, 2005), pp. 63-78.
(19) Con particolare attenzione alla dimensione militare e diplomatica, oltre a Luigi Emilio
LONGO, L’esercito italiano e la questione fiumana, 1918-1921, voll I-II, Roma, USSME, 1996, cfr.
Tiberio F. MORO, Peacekeeping in Northern Adriatic after WWI. The Allied Occupation of Fiume,
1918, in AA.VV., Maintien de la Paix de 1815 à aujourd’hui, cit., pp. 198-215, nonché Riccardo
NASSIGH, Il mandato internazionale e le occupazioni adriatiche (1918-1920), in Romain H. RAINERO,
Paolo ALBERINI (a cura di), Missioni militari italiane all’estero in tempo di pace (1861-1939), cit., pp.
343-352 e, infine, Angelo VISINTIN, Piani di guerra italiani contro il Regno Shs gennaio 1919-novem-
bre 1920 in ITALIA CONTEMPORANEA, a. 62, n. 256-257 (settembre-dicembre 2009), pp. 487-
509. Per un primo inquadramento delle vicende fiumane alla luce del contesto politico euro-
peo, cfr. Robert GERWARTH, La rabbia dei vinti, cit., pp. 216-222.
(20) Su cui si veda Giovanni CECINI, Il Corpo di Spedizione italiano in Anatolia (1919-1922), Roma,
USSME, 2010. Per altro questo scacchiere vedeva fortemente impegnata anche la Regia
Marina, cfr. Alfredo BRAUZZI, La presenza navale italiana in Levante dopo la Prima guerra Mondiale
(Costantinopoli, Smirne, Mar Nero, Danubio), in Romain H. RAINERO, Paolo ALBERINI (a cura
di), Missioni militari italiane all’estero in tempo di pace (1861-1939), cit., pp. 295-319.
(21) In merito cfr. quanto meno Antonello BATTAGLIA, Da Suez ad Aleppo: La campagna Alleata e il
Distaccamento italiano in Siria e Palestina (1917-1921), Edizioni Nuova Cultura, 2015.
(22) Cfr. Alessandro VANOLI, La spedizione italiana in Russia del 1919, in MEMORIA E RICERCA, a. 18,
n. 1 (gennaio-aprile 2005).
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