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ALL’ALBA DEL PEACEKEEPING






























                                          Oppeln (Opole), Alta Slesia
                Il palazzo del governo sede della Commission Interalliée de Gouvernement et de Plébiscite de Haute-silésie
                                             (https://de.wikipedia.org)
                     Per apprezzare l’entità dello sforzo del Regio Esercito occorre riflettere
               sul fatto che mentre gli uomini del Colonnello Salvioni stavano salendo sui
               vagoni che li avrebbero portati in Alta Slesia, nei primi mesi del 1920 i militari
               italiani erano ampiamente impiegati in missioni ‘fuori area’ .
                                                                        (17)
                     Protocollo di Tirana dispose l’evacuazione degli ultimi reparti presenti nell’area di Valona.
                     Solo la minuscola isola di Saseno rimase soggetta alla sovranità italiana. Sulla crisi albanese, destinata
                     ad avere pesanti ripercussioni anche sull’ordine pubblico interno, cfr. Massimo BORGOGNI, Tra con-
                     tinuità e incertezza: Italia e Albania (1914-1939). La strategia politico-militare dell’Italia in Albania fino all’ope-
                     razione “Oltre mare Tirana”, Milano, FrancoAngeli, 2007, pp. 13-80 e, più sinteticamente, Alberto
                     BECHERELLI,  L’Albania  nella  politica  estera  italiana  (1913-1920),  in  Alberto  BECHERELLI,  Andrea
                     CARTENY (a cura di), L’Albania indipendente e le relazioni italo-albanesi 1912-2012, Roma, Edizioni
                     Nuova Cultura, 2013, pp. 45-65. Con un focus sul post-conflitto si veda in particolare Giovanni
                     VILLARI, La presenza italiana in Albania 1918-1920, in ITALIA CONTEMPORANEA, a. 62, n. 256-257 (set-
                     tembre-dicembre 2009), pp. 526-535. Per una lettura incentrata alle vicende militari cfr. Mario
                     MONTANARI, Le truppe italiane in Albania (anni 1914-1920 e 1939), Roma, USSME, 1978, pp. 174-230.
                     Sul ruolo di primo piano svolto dai RR.CC. nel teatro albanese, cfr. Maria Gabriella PASQUALINI,
                     Missioni dei Carabinieri all’estero. 1855-1935, Roma, Ente Editoriale per l’Arma dei Carabinieri, 2001,
                     pp. 148-159. Sui moti legati alle vicende albanesi che, tra l’altro, determinarono il drammatico
                     ammutinamento dell’11° reggimento bersaglieri ad Ancona, cfr. Ruggero GIACOMINI, La rivolta dei
                     bersaglieri e le Giornate Rosse. I moti di Ancona dell’estate del 1920 e l’indipendenza dell’Albania, Ancona,
                     Assemblea legislativa delle Marche, 2010. In questo frangente l’impegno dell’Arma dei Carabinieri
                     fu elevatissimo come testimoniano le quattro medaglie di argento al valor militare concesse (Vice
                     Brigadiere Romolo Del Mirani, Carabinieri Attilio Ricciardi e Vitaliano Vitale), di cui una alla
                     memoria (Maresciallo Roberto Antei), a seguito dei fatti avvenuti nel capoluogo marchigiano.
               (17)  In questo senso, appaiono assolutamente comprensibili le perplessità del governo Nitti circa
                     l’intervento italiano in Alta Slesia, cfr. Andreas KIESEWETTER, La diplomazia italiana e l’Alta
                     Slesia (1920-1921), cit., pp. 351-352.

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