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ALL’ALBA DEL PEACEKEEPING





































                                       Oppeln (Opole), Alta Slesia, 1920
                  Un reparto di Chasseurs Alpins dell’esercito francese in marcia con in capo la tipica “Tarte”,
                                   l’ampio basco caratteristico di questa specialità
                                              (https://gallica.bnf.fr)
                     Il comando era stato affidato al Colonnello Filippo Salvioni: un ufficiale
               di grande esperienza che durante le operazioni belliche aveva prima comandato
               il battaglione Gemona e quindi il X Gruppo Alpini, ottenendo una medaglia
               d’argento  al  valore  militare,  salvo  essere  poi  catturato  durante  la  rotta  di
               Caporetto .
                         (14)
                     L’anno di prigionia, per altro, gli aveva permesso di conoscere in maniera
               approfondita la mentalità germanica: una capacità che avrà modo mettere a
               profitto durante la sua permanenza in Alta Slesia, dimostrando grande equilibro
               in un contesto politico fortemente polarizzato.

                     of the International Commission Of Military History, Colloquium held in Quebec City, 20-26
                     August 1995, Ottawa, Department of National Defence, 1995, pp. 166-175. Sembra che la scelta
                     di impiegare truppe da montagna, in realtà, fosse dovuta ad un fraintendimento generato dal
                     toponimo ‘Alta Slesia’ che, evidentemente, aveva fatto richiamare alla mente i picchi dell’Alta
                     Savoia, cfr. Andreas KIESEWETTER, La diplomazia italiana e l’Alta Slesia (1920-1921), in Antonio
                     SCOTTÀ (a cura di), La Conferenza di pace di Parigi fra ieri e domani (1919-1920), cit., p. 352.
               (14)  Sul ruolo di Salvioni a Caporetto cfr. Paolo GASPARI, Le bugie di Caporetto. La fine della memoria
                     dannata, Udine, Gaspari, 2011, e più sinteticamente Alessandro BARBERO, Caporetto, Roma-
                     Bari, Laterza, 2017, pp. 245-251.

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