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ALL’ALBA DEL PEACEKEEPING
Che queste misure implicassero anche l’uso della forza, c’erano pochi
dubbi, come dimostrerà la vicenda dell’intervento in Spagna del 1823 di un
esercito di novantacinquemila francesi inviati a reprimere il governo liberale e a
restaurare il regime assolutistico di Ferdinando VII .
(3)
Nell’età del Concerto Europeo questa prassi, seppure in maniera più rare-
fatta, era stata confermata, nonostante che in dottrina non fossero pochi quelli
che si interrogavano sulla legittimità di questo vulnus alla sovranità statale . In
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quest’ottica l’intervento multilaterale in Libano del 1860-1861 a tutela delle
minoranze maronite, miscela «di esotismo, di moralità e di realpolitik» come ha
rilevato Stefano Mannoni, si iscriveva all’interno di un quadro che il Trattato di
Berlino, di lì a poco, in qualche modo finirà per codificare . A cavallo tra Otto
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e Novecento, non senza opacità legate alla politica di potenza o agli interessi
coloniali, gli interventi militari multinazionali erano divenuti relativamente fre-
quenti. Se solo si limita la visuale al giovane Regno d’Italia, desideroso di con-
solidare la sua posizione internazionale in un contesto sempre più instabile e
polarizzato, l’accelerazione degli eventi è sorprendente: ancora negli anni
Ottanta dell’Ottocento la presenza militare italiana nelle missioni internazionali
rivolte a rettificare le frontiere successivamente ad un conflitto - era il caso
della Commissione che nel 1878 aveva definito i confini della Romania all’indo-
mani della guerra di indipendenza - o a vigilare sul cessate il fuoco - era invece
il caso della commissione internazionale che nel 1885 vigilerà sull’armistizio
successivo alla guerra serbo-bulgara - si limitava a poche unità di personale. Ma
già nel 1897 l’Ammiraglio Felice Napoleone Canevaro aveva assunto il coman-
do del contingente multinazionale che, forte di ben duemilacinquecento uomi-
ni, era stato inviato a Creta per riportare l’ordine sull’isola squassata dalle vio-
lenze tra gli indipendentisti greci e gli ottomani .
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(3) In merito alla spedizione di Spagna come archetipo dei successivi interventi militari cfr. per
tutti Nicholas ONUF, Humanitarian Intervention: The Early Years, in FLORIDA JOURNAL OF
INTERNATIONAL LAW, a. 16, n. 4 (December 2004), pp. 753-87.
(4) Per un quadro affidabile del dibattito cfr. Stefano MANNONI, Potenza e ragione. La scienza del
diritto internazionale nella crisi dell’equilibrio europeo (1870-1914), Milano, Giuffrè, 1999, pp. 120-
125. In una prospettiva di filosofia del diritto internazionale, cfr. anche Alexis HERACLIDES,
Humanitarian Intervention in the 19th Century: The Heyday of a Controversial Concept, in GLOBAL
SOCIETY, a. 26, n. 2 (March-June 2012), pp. 215-240. Per uno sguardo di insieme sulle diverse
vicende storico-politiche cfr. Davide RODOGNO, Contro il massacro. Gli interventi umanitari nella
politica europea 1815-1914, Roma-Bari, Laterza, 2012.
(5) Cfr. Stefano MANNONI, Da Vienna a Monaco (1814-1938). Ordine europeo e diritto internazionale,
Torino, Giappichelli, 2019, pp. 45-49, ove bib.
(6) In particolare sulla presenza italiana nelle vicende diplomatiche balcaniche cfr. per tutti
Antonello BIAGINI, L’Italia e le guerre balcaniche, Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2012. Sul ruolo
dell’Arma dei Carabinieri cfr. Cfr. Maria Gabriella PASQUALINI, The Italian Carabinieri Corps
Abroad: Combat and Crowd Control in a Special Professionalism, in ROCZNIK BEZPIECZEŃSTWA
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