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ALL’ALBA DEL PEACEKEEPING
proporzionale alla loro dotazione organica, essendo in genere composte da
poche decine di unità di personale .
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Il confronto con l’esercito britannico è illuminante: nonostante che
l’Impero britannico partecipasse attivamente alla Commissione Interalleata, vuoi
per la drastica smobilitazione successiva al termine delle ostilità, vuoi per i con-
sistenti impegni operativi - la crisi irlandese stava raggiungendo il suo apice -,
non era stato in grado di contribuire militarmente all’intervento in Slesia. Solo
nel marzo del 1921, nell’imminenza del Plebiscito che avrebbe dovuto decidere
il destino della provincia, Londra si decise ad inviare quattro battaglioni che,
comunque, furono richiamati già alla metà dell’aprile successivo . Il precipita-
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re della situazione, proprio all’indomani del ritiro del contingente britannico,
costrinse il governo britannico ad allestire in fretta e furia la British Upper Silesia
Force, o UpSi Force, articolata su sei battaglioni di fanteria - accorpati in due bri-
gate di formazione -, due batterie di artiglieria da campagna, una compagnia del
genio, una sezione di carri armati, oltre ai necessari supporti logistici. Tre di
questi battaglioni erano stati reclutati in Irlanda: il loro impiego in un teatro
remoto come quello costituito dall’Alta Slesia rispondeva con tutta evidenza a
finalità politiche. A questo consistente complesso di forze si aggiunsero nell’ot-
tobre del 1921 altri due battaglioni irlandesi .
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(23) Era il caso, ad esempio della Missione militare in Polonia su cui Alessandro GIONFRIDA,
Missioni e addetti militari italiani in Polonia (1919 - 1923). Le fonti archivistiche dell’Ufficio
Storico, Roma, Ufficio Storico - Stato Maggiore dell’Esercito, 1996 e Romain H. RAINERO,
La missione militare italiana in Polonia (1919-1920), in Romain H. RAINERO, Paolo ALBERINI (a
cura di), Missioni militari italiane all’estero in tempo di pace (1861-1939), cit., pp. 260-272. O, anco-
ra, era il caso della Missione militare in Transcaucasia, su cui Maria Ilaria SALE, La missione
militare in Transcaucasia 1919-1920, Roma, Ufficio Storico - Stato Maggiore dell’Esercito,
2007, e del nucleo di Regi Carabinieri impegnato nel supporto della Gendarmeria greca, su
cui Maria Gabriella PASQUALINI, I Carabinieri Reali in Grecia (1912-1923), in Romain H.
RAINERO, Paolo ALBERINI (a cura di), Missioni militari italiane all’estero in tempo di pace (1861-
1939), cit., pp. 321-341. Per uno sguardo di insieme si veda da ultimo Raoul PUPO, La vittoria
senza pace. Le occupazioni militari italiane alla fine della Grande Guerra, Roma-Bari, Laterza, 2014,
ove ampia bib.
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(24) La Plebiscite Force era composta dalle seguenti unità: 1 Battalion, Royal Sussex Regiment, 2
Battalion, Royal West Kent Regiment (Queen’s Own) e 1 Battalion, Middlesex Regiment (Duke of
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Cambridge’s Own), appartenenti alla 1 Rhine Brigade, oltre al 2 Battalion, the Black Watch (Royal
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Highland Regiment) distaccato dalla 2 Rhine Brigade. Mancano studi organici sul coinvolgimen-
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to dell’esercito britannico in Alta Slesia: sono grato al dott. Alun THOMAS del Centre for First
World War Studies dell’Università di Birmingham per aver messo a disposizione una sua ricer-
ca inedita: cfr. Alun M. THOMAS, The British Upper Silesia Force [‘UpSi’ Force]: May 1921 - July
1922, ined., pp. 1-37 e in particolare sulle unità coinvolte p. 9.
(25) Per comprendere in che modo le ripercussioni della crisi irlandese finisse per farsi avvertire
anche in Alta Slesia può essere utile richiamare nominativamente le unità impiegate nella UpSi
Force. La 1 British Silesian Brigade, si articolava sui seguenti battaglioni di fanteria: 2 the Black
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Watch (Royal Highland Regiment), 1 Durham Light Infantry, 2 Prince of Wales’s Leinster Regiment
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(Royal Canadians), ovvero una unità scozzese, una inglese e una irlandese. La 2 British Silesian
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