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TRIBUNA DI STORIA MILITARE
3. «Le bon Dieu n’en avait que dix!»
Perché l’Alta Slesia? Quali finalità geopolitiche giustificavano un dispiega-
mento militare tanto consistente in un contesto così eccentrico agli interessi
nazionali? Quale rilevanza per il Regno d’Italia poteva avere una ex-provincia
del Reich, ampia quanto la Campania e popolata da un milione e trecentomila
abitanti? Il cultore di storia militare potrebbe ricordare le imprese di Raimondo
Montecuccoli che proprio in Slesia aveva colto i suoi primi allori, o, ancora, la
partecipazione di reggimenti italiani sotto bandiera francese alla campagna del
1813, preludio al tramonto di Napoleone. Lo studioso delle vicende risorgi-
mentali avrebbe buon gioco a richiamare le tragiche vicende di Francesco Nullo
e dello sparuto drappello di volontari, per lo più ex-garibaldini, che nel 1863
erano accorsi in aiuto dei polacchi insorti contro lo zar. E magari potrebbe
anche evidenziare il fatto che quello che nel secolo successivo sarebbe divenuto
l’inno nazionale italiano - come noto completato nel 1847 -, già richiamava il
comune destino che affratellava Italia e Polonia .
(26)
Tralasciando queste contingenze storiche che, al più, potevano giustificare
- ma siamo ormai sul finire della Grande Guerra - il progetto di costituire
un’Armata Polacca in Italia reclutando volontari tra i prigionieri dell’esercito
austroungarico, in chiave geopolitica la scelta di intervenire in Alta Slesia era
assolutamente controintuitiva . In altri termini, se le missioni in Anatolia, in
(27)
Albania, in Tirolo rispondevano anche alla logica funzionale della proiezione
territoriale dell’interesse nazionale, questo obiettivo era in buona sostanza
estraneo alle vicende del contingente slesiano.
Brigade era invece composta da due unità irlandesi il 1 Battalion, Royal Irish Regiment, e il 2
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Battalion, Connaught Rangers e da una inglese, il 3 Battalion, Middlesex Regiment (Duke of
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Cambridge’s Own). Successivamente giunsero in Alta Slesia altri due battaglioni irlandesi: il 2
Royal Munster Fusiliers e il 2 Royal Inniskilling Fusiliers. Con l’indipendenza dell’Eire tutti i reg-
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gimenti irlandesi furono sciolti. In Alta Slesia, dunque, fu necessario inviare unità inglesi: si
trattava nello specifico del 1 Battalion, King‘s Own Yorkshire Light Infantry, del 2 Battalion, Duke
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of Cornwall’s Light Infantry, del 1 Battalion, Gloucestershire Regiment, del 1 Battalion, King’s Royal
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Rifle Corps e, infine del 1 Battalion, Middlesex Regiment (Duke of Cambridge’s Own). Ivi, pp. 30-31.
(26) Si tratta della quinta strofa “Son giunchi che piegano / Le spade vendute / Già l’Aquila d’Austria /
Le penne ha perdute / Il sangue d’Italia / Il sangue Polacco / Bevé, col cosacco / Ma il cor le bruciò”.
Meno noto, invece, è il fatto che il riferimento in realtà sia reciproco: “Marsz, marsz, Dąbrowski /Z ziemi
włoskiej do Polski (Marcia, marcia Dąbrowski / dalla terra italiana alla Polonia)” recita il Mazurek
Dąbrowskiego, l’inno nazionale polacco composto nel 1797 a Reggio Emilia da Józef
Wybicki , ufficiale della Legione Polacca del generale Dąbrowski. In merito si veda per tutti
Alessandra VISINONI, Quando Marx parlò male di Garibaldi. L’appoggio italiano all’Storia militare di
una Penisola insurrezione polacco lituana del 1863, in Virgilio ILARI (a cura di), Italy on the Rimland,
cit, pp. 176-185, ove bib.
(27) Sulla vicenda tutt’altro che lineare dell’Armata Polacca in Italia cfr. da ultimo Marco
CIMMINO, Virgilio ILARI, Legioni Redente. I malriposti calcoli geopolitici dell’Italia ‘liberatrice di (alcuni)
popoli oppressi’, in Virgilio ILARI (a cura di), Italy on the Rimland, cit., pp. 269-288.
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