Page 257 - Rassegna 2019-3
P. 257
ALL’ALBA DEL PEACEKEEPING
La sua importanza, però, non era limitata alla dimensione emotiva: già a
partire dal Settecento il suo territorio, e l’Alta Slesia in particolare, rappresenta-
va uno dei bacini minerari più importanti dell’intero continente europeo.
Ancora alla vigilia della Grande Guerra oltre un quinto dell’intera produzione
di carbonfossile del Reich proveniva dall’Alta Slesia.
Il carattere strategico della provincia, dunque, era innegabile. La presenza
di una massiccia componente germanofona era altrettanto evidente. Allo stesso
tempo le rivendicazioni della minoranza polacca, che nelle aree orientali della
provincia diveniva maggioritaria, riecheggiavano vibranti fin sulle rive della
Senna. Fu così che, al contrario di quanto era avvenuto per la Posnania e per la
Prussia Occidentale, a Parigi salomonicamente fu fatto valere il principio di
autodeterminazione, scegliendo di subordinare l’assetto dell’Alta Slesia agli esiti
di un plebiscito . Ai sensi dell’art. 88 e del relativo Allegato era poi disposta
(28)
l’evacuazione delle truppe tedesche dalla provincia oltre allo scioglimento delle
milizie paramilitari.
L’amministrazione dell’Alta Slesia sarebbe quindi stata affidata ad una
Commissione Internazionale composta da quattro membri nominati dagli Stati
Uniti, dalla Francia, dall’Impero Britannico e dall’Italia. Infine, era previsto l’in-
vio di una forza multinazionale con finalità di peacekeeping e di implementazione
del risultato elettorale.
Le previsioni del Trattato di Versailles erano nitide, l’obbiettivo era ben
definito, gli strumenti erano adeguati. La soluzione adottata, poi, poggiava sul
buon senso: la scelta del destino dell’Alta Slesia spettava unicamente ai suoi
abitanti. Nessuna pace cartaginese, dunque: almeno in questo caso non c’era
margine per i tedeschi di lamentarsi per l’ennesima amputazione territoriale.
Ma non si intendeva neppure soddisfare sbrigativamente Varsavia che, invo-
cando la funzione geopolitica di antemurale tanto nei confronti della
Germania quanto nei confronti della Russia, aveva già ottenuto importanti
vantaggi territoriali.
Il quadro tracciato a Versailles nella sua cristallina semplicità ancora oggi
risulta suggestivo. Peccato, però, che avesse ben pochi appigli con una realtà
drammaticamente polarizzata, in cui espulsioni di massa, uccisioni e, addirittu-
ra, veri e propri scontri campali erano praticamente all’ordine del giorno.
Eppure proprio questo scarto, questa incongruenza rende la vicenda
dell’Alta Slesia estremamente interessante.
(28) Con una minima eccezione: ai sensi dell’art. 83 del trattato di Versailles, la porzione meridionale
del distretto di Ratibor (Racibórz), in cui era ampiamente maggioritaria la componente ceca, fu
direttamente assegnata a Praga. Mi sia concesso rinviare a Filippo RUSCHI, Il ‘nomos’ di Versailles:
un itinerario cartografico, in Stefano MANNONI, Da Vienna a Monaco (1814-1938), cit., pp. 207-210.
251

