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NAPOLEONE E I SUOI ‘SERVIZI SEGRETI’



                  In questo documento fornisce numerosi consigli di vita e di governo al
             giovane Eugenio. Gli scrive di quali persone fidarsi… in genere nessuna nella
             sua posizione di viceré e meno che mai dei diplomatici stranieri: Ne montrez pas
             trop d’empressement aux étrangers; il n’y a jamais rien à gagner avec eux. Un ambassadeur
             ne dira pas bien de vous, parce que leur métier est de dire du mal. Les ministres étrangers
             sont, dans la force du terme, des espions titrés… Ma era esattamente quello che egli
             stesso pretendeva dai suoi diplomatici e quindi riteneva, peraltro a ragione, che
             anche le altre Corti facessero lo stesso.
                  Il giovane principe non doveva fidarsi nemmeno delle spie di mestiere:
             N’ajoutez aucune foi aux espions. Il y a plus d’inconvénients que d’avantages à en avoir…
             Votre  police  militaire  qui  vous  assure  de  vos  troupes,  est  tout  ce  qu’il  vous  faut…
             Probabilmente secondo Napoleone, che pure si avvaleva di numerosi informa-
             tori, il giovanissimo principe non era ancora maturo abbastanza per maneggia-
             re, con discernimento, potenziali spie, delle quali appunto egli non aveva una
             grande stima. Ne spingeva, però, le attività.
                  Il 20 dicembre 1811 ordinò a Maret di scrivere in cifra al barone Bignon
                                                                                      (23)
             che,  se  la  guerra  fosse  scoppiata,  il  Barone  sarebbe  stato  inserito  nel  suo
             Quartier Generale per fargli dirigere la polizia segreta, comprendente anche lo
             spionaggio nell’esercito nemico, la traduzione delle lettere intercettate, i rappor-
             ti dei prigionieri e che dunque era necessario che il barone iniziasse a organiz-
             zare una rete segreta per l’Armata comprendente due Polacchi, ex militari, intel-
             ligenti che parlassero bene il russo, molto fidati e che uno conoscesse bene la
             Lituania e l’altro la Podolia [attualmente regione in Ucraina], e l’Ucraina; occor-
             reva un terzo elemento che parlasse il tedesco e conoscesse bene la Livonia e la
             Curlandia . Questi tre ufficiali erano necessari soprattutto per l’interrogatorio
                      (24)
             dei  prigionieri  dai  quali  si  potevano  trarre  informazioni  interessanti.  A  loro
             volta queste persone avrebbero dovuto avere alle loro dipendenze una dozzina
             di  agenti  ben  scelti  e  pagati  secondo  l’utilità  delle  informazioni  fornite.
             Iniziando questa organizzazione, il Bignon doveva già avvalersi dei tre agenti
             corrispondenti sulla strada di Pietroburgo, a Vilna [oggi Vilnius N.d.A.] e Riga;
             su quella di Riga, dell’agente a Memel (città lituana), sulle strade per Kiev; e
             altresì  mettere  corrispondenti  sulle  strade  che  da  Bucarest  portavano  a
             Pietroburgo, a Mosca e a Grodno (Bielorussia); di inviare altri agenti a Riga, a
             Dunabourg (Lettonia), a Pinsk, (Bielorussia) nelle paludi. E completava la let-
             tera indicando che se le informazioni fossero state di grande interesse, avrebbe

             (23)  Louis  Pierre  Edouard  Bignon  aveva  iniziato  come  segretario  di  un  generale.  Notato  da
                  Talleyrand, aveva iniziato la sua carriera di diplomatico e nel 1809 era stato nominato ammi-
                  nistratore  generale  dell’Austria  e  poi  incaricato  d’affari  in  Polonia.  Fu  nominato  barone
                  dall’Imperatore per i suoi meriti verso la Francia.
             (24)  Due regioni storiche dell’area baltica.

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