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TRIBUNA DI STORIA MILITARE




          un cittadino svizzero, il generale Sandoz, per spiare l’Inghilterra e la sua rete di
          emigrati in Europa. Da parte sua Napoleone nel 1805 inviava dal 18 settembre
          al 6 novembre, per ricognizione nell’Europa del Nord sui movimenti delle trup-
          pe  russe  e  austriache,  un  generale  di  origine  lituana,  Henri  Jean-Witold
          Wolodkowicz, al servizio della Francia, che si faceva passare per russo, parlando
          correntemente sia il tedesco sia il russo .
                                                (12)
               La  grande  abilità  di  Napoleone  era  anche  quella  di  sapersi  servire  nel
          modo migliore delle professionalità che lo circondavano, soprattutto nel settore
          dello spionaggio.
               Nel 1792 nello Stato Maggiore di ogni Armata un aiutante del generale
          comandante, generalmente un colonnello, aveva la responsabilità di quella che
          era  chiamata  la  partie  secrète,  cioè  paragonabile,  con  le  dovute  differenze
          temporali,  ai  nostri  Uffici  Informazioni  d’Armata  della  Prima  Guerra
          Mondiale. Questi responsabili avevano loro agenti che facevano rapporti det-
          tagliati sulla situazione operativa dei settori nemici, alcuni prezzolati e altri
          anche a costo zero, perché patrioti. Anche oltre le linee, in territorio nemico,
          vi erano spie. Sembra comunque che questa partie secrète non fosse partico-
          larmente efficiente se il 3 ottobre 1793, Jean Baptiste Bouchotte, Ministro della
          Guerra per quell’anno, chiedendo al Comandante dell’Armata del Nord, gene-
          rale  Jean-Baptiste  Jourdan,  se  avesse  ricevuto  buone  informazioni  militari,
          sosteneva che, almeno fino a quel momento, lo spionaggio non era stato ben
          ‘servito’ giudicando dalle notizie che lui stesso aveva ricevuto. Dopo un mese,
          allo stesso Jourdan che si lamentava di non avere un aiutante delegato al settore
          informativo, rispondeva che fino a quel momento la ‘partie secrète’ a été presque
          nulle  dans  nos  états  majors  toutes  les  fois  qu’elle  n’a  pas  été  dangereuse… .
                                                                                   (13)
          Considerazione personale ma dura e puntuale sull’efficienza generale della rac-
          colta informativa. Probabilmente per questo, in seguito, Napoleone volle con-
          trollare personalmente tutto il settore.
               In  quel  turbolento  periodo  di  cambiamenti  e  rinnovi,  furono  molte  le
          amministrazioni statali che svilupparono, anche in pochissimi anni, la cultura
          del segreto di stato, su impulso di Napoleone: la Polizia Generale, il Ministero
          degli Esteri, quello della Guerra e quello della Marina. E sotto l’Impero poi due
          nozioni fondamentali si precisarono meglio con i loro contorni ben dettagliati:
          la sicurezza interna e la sicurezza esterna dello stato. Spesso si sovrapponevano,
          come accaduto e ancora accade, ma la base concettuale era divenuta chiara e
          non era legata solo alla sicurezza del Re e alle sue inclinazioni.


          (12)  L’ère napoléonienne, apogée du secret de l’État, cit., pag. 79.
          (13)  SHD, Castello di Vincennes, Parigi, Service Historique de l’Armée de Terre (SHAT), Registro
               B1-122.

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